Con una traversata di oltre 2.000 miglia ci siamo lasciati alle spalle l'Oceano Pacifico, che tanto abbiamo amato, e cominciamo un nuovo capitolo del nostro viaggio nel terzo grande oceano, l'Indiano. Dopo lo stretto di Gibilterra ed il canale di Panama, abbiamo superato unn altro ‘imbuto’, lo Stretto di Torres. In questo caso si è trattato di navigare di bolina, con vento di 30-40 nodi, lungo un percorso obbligato di circa 120 miglia su bassi fondali costellati da reef e isole.
Negli ultimi mesi abbiamo trascorso molte serate insieme ad amici di altre barche ad immaginarci questa parte di mondo, che ci siamo confessati affrontare con sentimenti contrastanti.
La curiosità di visitare il sud-est asiatico, così ricco di fascino e che non conosciamo affatto. Il timore della pirateria somala ed il conseguente dilemma sulla rotta da percorrere per raggiungere il Mediterraneo: via Mar Rosso, bocciata perché troppo pericolosa, via Sud Africa, interessante, ma... lunga ed impegnativa! E ancora l’incognita della meteorologia, qui guidata dai monsoni; infine molti dei paesi che vorremmo visitare si trovano sulla linea dell’equatore, una latitudine non proprio adatta alla navigazione a vela per le sue famose calme.
L’approccio con questo nuovo mondo è comunque rassicurante..... in famiglia!
A Gili Air, piccola isola a nord-ovest di Lombok, ritroviamo Enrico, il fratello di Anna, con Claudia ed i tre bambini, Yohei, Nami e Martina, insieme agli amici di sempre Vittoria, Paola e Franco con la loro Vittoria.
La curiosità di visitare il sud-est asiatico, così ricco di fascino e che non conosciamo affatto. Il timore della pirateria somala ed il conseguente dilemma sulla rotta da percorrere per raggiungere il Mediterraneo: via Mar Rosso, bocciata perché troppo pericolosa, via Sud Africa, interessante, ma... lunga ed impegnativa! E ancora l’incognita della meteorologia, qui guidata dai monsoni; infine molti dei paesi che vorremmo visitare si trovano sulla linea dell’equatore, una latitudine non proprio adatta alla navigazione a vela per le sue famose calme.
L’approccio con questo nuovo mondo è comunque rassicurante..... in famiglia!
A Gili Air, piccola isola a nord-ovest di Lombok, ritroviamo Enrico, il fratello di Anna, con Claudia ed i tre bambini, Yohei, Nami e Martina, insieme agli amici di sempre Vittoria, Paola e Franco con la loro Vittoria.
Trascorriamo dieci giorni insieme. Vittoria, Yohei e Nami si trasferiscono subito su ZoomaX e con loro facciamo gite in dinghy, lunghe nuotate, snorkeling sul reef; li portiamo anche a fare un piccola immersione con le bombole. Per noi è un piacere vederli prendere sempre più confidenza con il mare: si appassionano alla vita marina, si immergono per andare ad osservare i pesci da vicino, non hanno nessun timore degli squali ed imparano a gestire le onde e la risacca.
Ci godiamo anche la piccola Martina, nata l’anno scorso mentre noi attraversavamo il canale di Panama..... questi zii vagabondi non hanno molte occasioni di vederla.
Con gli adulti invece cerchiamo di ripartire da dove ci eravamo lasciati.
Facciamo lunghe chiacchierate e buone mangiate di pesce. Il tempo a disposizione è però troppo poco, al momento di separarci resta un vuoto.
Ci godiamo anche la piccola Martina, nata l’anno scorso mentre noi attraversavamo il canale di Panama..... questi zii vagabondi non hanno molte occasioni di vederla.
Con gli adulti invece cerchiamo di ripartire da dove ci eravamo lasciati.
Facciamo lunghe chiacchierate e buone mangiate di pesce. Il tempo a disposizione è però troppo poco, al momento di separarci resta un vuoto.
Ci trasferiamo nell’arcipelago di Komodo. Un incanto!
Il primo approccio è con una bella baia a nord di Gili Lawa Laut. Acqua cristallina, fondo misto di sabbia e corallo e sullo sfondo l’isola brulla, che ricorda un po’ la Grecia.
Facciamo un’immersione su Crystal Rock, un pinnacolo in mezzo al mare poco più a nord. l’acqua è limipida, il pesce abbonda e l’attività ferve: vediamo centinaia di fucilieri, decine di carangidi e squali pinna bianca in piena caccia. Il corallo è ricco e vario con alcune specie mai viste, ritroviamo invece gli alcionari di tutti i colori che, non vedevamo dai tempi dei nostri viaggi subacquei in Sudan. E poi pesci Napoleone, dentici, tartarughe, un minuscolo cavalluccio marino e tanto altro. Il tutto con un bel correntone!
Forse la più bella immersione da quando siamo partiti.
Forse la più bella immersione da quando siamo partiti.
Pomacanthus imperator, il pesce di barriera preferito da Anna |
Gironzoliamo qualche giorno per l’arcipelago
e ci fermiamo a Rinca dove andiamo alla ricerca del famoso Varanus Komodoensis, noto come Drago di Komodo. L’isola è anche abitata da diverse specie di serpenti, tra cui vipere e cobra... decidiamo quindi di farci accompagnare da una guida.
Di seguito il resoconto tratto dal diario di bordo:
Ci svegliamo alle 06h15 e alle 7h00 siamo a terra. Alla base dei rangers incontriamo Agus, che sarà la nostra guida. E’ un ragazzo indonesiano di 31 anni, che fa questo mestiere da cinque. Ci porta subito fuori dal sentiero principale e risaliamo una collina dove avvistiamo delle scimmie (macachi), un bufalo al pascolo e dei fagiani. Agus ci spiega che i nidi dei fagiani vengono spesso riciclati dai varani per deporre le loro uova. La vagetazione è costituita da arbusti, pochi alberi e praterie secche. Ad un certo punto vediamo un varano che viene nella nostra direzione. E’ un maschio, sarà lungo due metri, medie dimensioni. Possono raggiungere i tre metri di lunghezza e 150 chili di peso. Sono carnivori e si nutrono prevalentemente di bufali, cervi, cinghiali, capre. Per poter aver ragione di prede molto più grosse di loro, contano sull’effetto letale del loro morso, dovuto all’elevatissima carica batterica della loro saliva. Possono essere aggressivi anche con l’uomo. Il nostro per fortuna va per la sua strada, indifferente alla nostra presenza.
Di seguito il resoconto tratto dal diario di bordo:
Ci svegliamo alle 06h15 e alle 7h00 siamo a terra. Alla base dei rangers incontriamo Agus, che sarà la nostra guida. E’ un ragazzo indonesiano di 31 anni, che fa questo mestiere da cinque. Ci porta subito fuori dal sentiero principale e risaliamo una collina dove avvistiamo delle scimmie (macachi), un bufalo al pascolo e dei fagiani. Agus ci spiega che i nidi dei fagiani vengono spesso riciclati dai varani per deporre le loro uova. La vagetazione è costituita da arbusti, pochi alberi e praterie secche. Ad un certo punto vediamo un varano che viene nella nostra direzione. E’ un maschio, sarà lungo due metri, medie dimensioni. Possono raggiungere i tre metri di lunghezza e 150 chili di peso. Sono carnivori e si nutrono prevalentemente di bufali, cervi, cinghiali, capre. Per poter aver ragione di prede molto più grosse di loro, contano sull’effetto letale del loro morso, dovuto all’elevatissima carica batterica della loro saliva. Possono essere aggressivi anche con l’uomo. Il nostro per fortuna va per la sua strada, indifferente alla nostra presenza.
Continuiamo a camminare e raggiungiamo una vallata in cui si trova la carcassa di un bufalo, ucciso dai varani qualche giorno fa. C’è solo più la cassa toracica da rosicchiare (l’interno è già vuoto), ed i residui del collo e di una zampa. Un varano femmina grande e tre più piccoli stanno banchettando. Mentre siamo lì ne arriva un quarto, piccolo. Il lavoro è duro, perché non è rimasto molto da mangiare. Vediamo la femmina stressarsi parecchio nel cercare di strappare la pelle del collo del bufalo. La guida ci dice che è abbastanza raro vedere i draghi con le loro prede. Sono animali che da adulti non si cibano giornalmente. Quando cacciano un preda, si riempiono la pancia all’inverosimile (grandi pezzi interi, non masticati) e dopo possono restare a digiuno per il mese successivo.
Incontriamo ancora due grandi varani, che stanno camminando in direzione della carcassa. Pare sentano l’odore delle prede fino a 10 km di distanza.
Entriamo in una zona più boscosa, e qui vediamo altre scimmie, un cinghiale, ancora un bufalo che beve in una pozza che ha più fango che acqua. Agus ci fa notare un piccolo varano sulla cima di una palma senza testa. Ci spiega che nella prima fase di vita, finché sono leggeri e riescono ad arrampicarsi sugli alberi, ci vanno volentieri, perché trovano cibo (gechi e insetti vari) e per proteggersi dagli adulti cannibali. Poco dopo vediamo diversi nidi di varani ed una femmina che dorme. Le uova, normalmente una ventina, vengono deposte a luglio-agosto. Le madri restano nei paraggi a difenderle per 3 mesi, fino alla stagione della pioggia. Quando la vegetazione cresce ed i nidi sono quindi meno esposti, se ne vanno. Le uova si schiuderanno solo ad aprile, 9 mesi dopo essere state deposte. I piccoli se la dovranno cavare da soli fin dal principio, ecco perché i varani sono una specie solitaria, che non riconosce legami di parentela, egoista fino al cannibalismo.
La gita si conclude alle 10h00, il sole è alto e fa caldo. Siamo contenti.
Entriamo in una zona più boscosa, e qui vediamo altre scimmie, un cinghiale, ancora un bufalo che beve in una pozza che ha più fango che acqua. Agus ci fa notare un piccolo varano sulla cima di una palma senza testa. Ci spiega che nella prima fase di vita, finché sono leggeri e riescono ad arrampicarsi sugli alberi, ci vanno volentieri, perché trovano cibo (gechi e insetti vari) e per proteggersi dagli adulti cannibali. Poco dopo vediamo diversi nidi di varani ed una femmina che dorme. Le uova, normalmente una ventina, vengono deposte a luglio-agosto. Le madri restano nei paraggi a difenderle per 3 mesi, fino alla stagione della pioggia. Quando la vegetazione cresce ed i nidi sono quindi meno esposti, se ne vanno. Le uova si schiuderanno solo ad aprile, 9 mesi dopo essere state deposte. I piccoli se la dovranno cavare da soli fin dal principio, ecco perché i varani sono una specie solitaria, che non riconosce legami di parentela, egoista fino al cannibalismo.
La gita si conclude alle 10h00, il sole è alto e fa caldo. Siamo contenti.
Concludiamo il giro dell’arcipelago di Komodo all’estremo sud di Rinca, dove facciamo un’altra immersione breve, ma appassionante! Breve, perché l’acqua è gelida, 22 gradi. Una corrente fredda, proveniente dal sud Pacifico converge in questa zona e si incontra con quella calda tropicale. Appassionante perché il risultato di questo ecosistema è un ambiente marino ricchissimo di vita, il regno degli invertebrati!
Mentre di avviciniamo in tender ad una spiaggia per fare due passi, dalla boscaglia spuntano tre varani che si avvicinano con decisione, fino al bagnasciuga. Rimandiamo la passeggiata... e anche il bagno!
A causa delle forti correnti la navigazione in questi mari non è senza difficoltà. Ci è capitato di navigare con 7 nodi di corrente contraria! Quanta fatica per riuscire ad attraversare il canale tra due isole... guardate la traccia, un semicerchio, e la velocità (SOG), 1,6 nodi (ed in questo punto andavamo forte), con il motore a palla! Sulla destra la traccia fa un anello. Non siamo noi che abbiamo fatto un giro su noi stessi, è la corrente che ci ha fatto tornare indietro.
Come se non bastasse, anche la cartografia di questa zona non è di grande aiuto: Zoomax naviga spesso sulla terra!!! La carta ha uno scarto di circa 500 metri rispetto alla realtà.
Ormai sta diventando un’abitudine non poter contare sulla cartografia tradizionale (su cui si basa quella elettronica)... prima a Fiji, poi alle Luisiadi, adesso in Indonesia. Fortunatamente la tecnologia fa passi da gigante. Da qualche mese utilizziamo uno strumento alternativo per navigare; si tratta di un programma, SAS Planet, che consente di scaricare tutte le immagini satellitari di Google Earth (e altri providers, ad es. Bing) ed utilizzarle off-line, quindi senza connessione internet (condizione necessaria, quando si naviga in aree remote). Collegando al computer un gps si ottiene il risultato di vedere la propria posizione in movimento sulla mappa satellitare che, innanzitutto, posiziona le cose al posto giusto ed in secondo luogo fornisce una fotografia molto dettagliata di ciò che ci circonda: acque basse, reef, teste di corallo affioranti, etc.
E’ molto utile per la navigazione lungo costa, per gli ingressi nelle lagune degli atolli attraverso le pass e anche per la ricerca di buoni ancoraggi (spesso si riesce a capire se il fondo è sabbioso, o se ci sono rocce o corallo).
Altro vantaggio, il programma SAS Planet è gratis, scaricabile da internet.
Ora siamo in navigazione verso Bali, dove ci fermeremo un paio di settimane.
A presto
Ormai sta diventando un’abitudine non poter contare sulla cartografia tradizionale (su cui si basa quella elettronica)... prima a Fiji, poi alle Luisiadi, adesso in Indonesia. Fortunatamente la tecnologia fa passi da gigante. Da qualche mese utilizziamo uno strumento alternativo per navigare; si tratta di un programma, SAS Planet, che consente di scaricare tutte le immagini satellitari di Google Earth (e altri providers, ad es. Bing) ed utilizzarle off-line, quindi senza connessione internet (condizione necessaria, quando si naviga in aree remote). Collegando al computer un gps si ottiene il risultato di vedere la propria posizione in movimento sulla mappa satellitare che, innanzitutto, posiziona le cose al posto giusto ed in secondo luogo fornisce una fotografia molto dettagliata di ciò che ci circonda: acque basse, reef, teste di corallo affioranti, etc.
E’ molto utile per la navigazione lungo costa, per gli ingressi nelle lagune degli atolli attraverso le pass e anche per la ricerca di buoni ancoraggi (spesso si riesce a capire se il fondo è sabbioso, o se ci sono rocce o corallo).
Altro vantaggio, il programma SAS Planet è gratis, scaricabile da internet.
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A presto