Il faro di Telaga, nostro ultimo scalo malese, prima di partire per la Thailandia.
Ma prima di ricominciare a goderci questi bei tramonti, facciamo un pit stop, durante il quale la vista, molto meno poetica, è questa...
Sembra di aver lasciato ieri il cantiere di Whangarei, in Nuova Zelanda, ed eccoci di nuovo con la barca in secca, questa volta a Langkawi, in Malesia.
Effettivamente sono passati solo 9 mesi, ma abbiamo fatto tanta strada, oltre 9.000 miglia, e l’antivegetativa autolevigante... si è fin troppo levigata! Inoltre, se guardiamo avanti ci aspetta la traversata di un altro oceano, l’Indiano, senza possibilità di fare grandi soste; quindi meglio portarsi avanti, fare un controllo generale, revisionare il motore ed il generatore, riparare i piccoli danni rimediati quest’anno, cambiare gli anodi, la batteria del motore, ridare un paio di mani di antivegetativa all’opera viva, e poi... come sempre la lista non finisce mai, per la regola del ‘già che ci siamo’!
Effettivamente sono passati solo 9 mesi, ma abbiamo fatto tanta strada, oltre 9.000 miglia, e l’antivegetativa autolevigante... si è fin troppo levigata! Inoltre, se guardiamo avanti ci aspetta la traversata di un altro oceano, l’Indiano, senza possibilità di fare grandi soste; quindi meglio portarsi avanti, fare un controllo generale, revisionare il motore ed il generatore, riparare i piccoli danni rimediati quest’anno, cambiare gli anodi, la batteria del motore, ridare un paio di mani di antivegetativa all’opera viva, e poi... come sempre la lista non finisce mai, per la regola del ‘già che ci siamo’!
Scegliamo il marina di Rebak, su una piccola isola privata dell’arcipelago di Langkawi, quasi al confine con la Tailandia, per la sua sicurezza e per l’ordine e la pulizia che ci fanno una buona impressione fin dal primo approccio. A consuntivo possiamo dire che è il posto ideale per un cantiere veloce, che richieda solo ordinaria manutenzione, perché appena si esce dal seminato, non si trovano ricambi, bisogna ordinare tutto all'estero, con tempi lunghi e prezzi elevati. Oltre al marina, che ha circa 200 posti barca in acqua, e 70 in secca, sull’isola c’è un resort, le cui strutture, piscina, bar, ristoranti, etc. sono a disposizione... in realtà le sfrutteremo poco. Preferiamo darci dentro e finire i lavori in fretta.
E così facciamo, dopo 5 giorni la barca è di nuovo in acqua!
Finalmente anche il clima è cambiato, dopo tanta pioggia e caldo umido soffocante, senza un filo d’aria, da qualche giorno è arrivato il monsone secco di nord-est.
ZoomaX è pronta, la cambusa piena, e noi entusiasti di ricominciare a navigare ed andare in Thailandia dove raggiungeremo gli amici di Agogo per festeggiare insieme l’arrivo del 2015.
Finalmente anche il clima è cambiato, dopo tanta pioggia e caldo umido soffocante, senza un filo d’aria, da qualche giorno è arrivato il monsone secco di nord-est.
ZoomaX è pronta, la cambusa piena, e noi entusiasti di ricominciare a navigare ed andare in Thailandia dove raggiungeremo gli amici di Agogo per festeggiare insieme l’arrivo del 2015.
Forse proprio perché ci stiamo avvicinando alla fine dell’anno, lo stiamo ripercorrendo mentalmente. Un 2014 intenso, pieno di contrasti.
E’ stato l'anno in cui abbiamo visto i posti che ci hanno maggiormente colpito, ma anche quelli che ci hanno in parte deluso. Abbiamo vissuto i rapporti più toccanti con le popolazioni locali, mentre in altri casi non siamo riusciti ad entrare in sintonia con loro. Abbiamo nuotato nei mari più belli visti finora, ma trascorso anche intere settimane senza mettere un piede in acqua. Abbiamo fatto le più belle veleggiate di questo viaggio, ma anche le più lunghe smotorate. Di tutti questi contrasti lo spartitacque è stato lo Stretto di Torres, che separa l’Oceano Pacifico dall’Indiano.
Ma andiamo per ordine.
A febbraio siamo in Nuova Zelanda, un paese che ci affascina per la sua capacità di integrare civiltà e ‘wilderness’.
A maggio a Fiji ritroviamo i tropici, i suoi colori, il suo calore ed il piacere della vita in mare.
A giugno scopriamo Vanuatu, e ci conquista, per la sua natura incontaminata e la genuinità della sua gente. Man mano che risaliamo l’arcipelago verso nord, le isole sono sempre più selvagge, il mare di un blu incredibile, i villaggi remoti, la gente vive di ciò che coltiva, alleva o pesca. Il denaro qui vale per quello che è: un pezzo di carta! E anche noi, dopo un primo momento di incertezza, cominciamo a procurarci il cibo con il baratto, e grazie al mare che è ricchissimo e ci regala pesci in abbondanza.
Ancora più remoti sono i villaggi delle Luisiadi, in Papua Nuova Guinea, dove ci fermiamo a luglio. In queste isole, quando riusciamo ad abbattere il muro della diffidenza, il contatto con la gente è coinvolgente. Si apre un mondo dove l’ essenzialità è sinonimo di felicità... ed è inevitabile qualche riflessione sulla vita che conduciamo a casa nostra! Ma capiamo anche che i confronti non hanno senso.
Ad agosto ci lasciamo alle spalle l’Oceano Pacifico ed arriviamo in Indonesia. Il primo impatto con il sud-est asiatico è traumatico: a cominciare dal mare, che perde i colori e la trasparenza a cui eravamo ormai abituati, e dai suoi abitanti, pesci e cetacei, che non si fanno più vedere. Quando ci avviciniamo alle coste ci colpisce la quantità di pescherecci che sfruttano sistematicamente ogni miglio quadrato di mare, e sulle spiagge camminiamo tra la spazzatura, trasportata dal mare. Quando arriviamo a Bali la causa di questo cambiamento radicale di ambiente ci risulta subito evidente: è la quantità di gente che popola questa zona di mondo.
Ci facciamo comunque coinvolgere da questo caos, e a fine agosto e settembre andiamo alla ricerca di alcuni gioielli indonesiani: Il parco di Komodo, con i suoi draghi e le sue acque ricche di corallo; le isole Gili, a Lombok che seppur turistiche mantengono un’atmosfera autentica ed ecologista; i templi e le risaie di Bali, dove finalmente si respira aria di Asia!
Apprezziamo ma non ci entusiasmiamo. Manca qualcosa, pensiamo sia il contatto con le gente del posto, che non riusciamo ad ‘agganciare’, con cui non riusciamo ad andare oltre la relazione turista-fornitore di servizi, forse per mancanza di tempo, forse perché non ritroviamo la spontaneità ed il calore delle popolazioni del pacifico.
Il mese di ottobre è il più duro di tutto l’anno. Navighiamo per settimane a motore nelle calme equatoriali, tra Indonesia, Singapore e Malesia. Il caldo è soffocante, il mare inaccessibile per via della sporcizia, la navigazione impegnativa a causa del traffico intenso di mercantili e petroliere. In compenso la Malesia si rivela un paese ben organizzato e dotato di buone infrastrutture; da qui la scelta di fermarci durante il mese di novembre per preparare noi e la barca alla lunga traversata dell’Oceano Indiano che ci aspetta nel 2015.
Auguri!