Andare per mare, per conoscere la terra



giovedì 26 febbraio 2015

India - Andamane


Dopo 3 giorni di navigazione di bolina nel Golfo del Bengala, all’alba del 29 gennaio avvistiamo alla nostra prua il profilo scuro di South Andaman. Stiamo arrivando a Port Blair; prima di entrare nella baia chiamiamo la Capitaneria di Porto, che dopo averci fatto un interrogatorio, ci accorda il permesso di ancorare. Ci prepariamo psicologicamente, sappiamo che la burocrazia indiana metterà a dura prova la nostra pazienza. Ne abbiamo avuto già un assaggio all’ambasciata di Bangkok, per il rilascio del visto.
Solo nel tardo pomeriggio, dopo aver ricevuto a bordo la visita di ben 9 funzionari tra Coast Guard, Customs e Immigration, siamo autorizzati a scendere a terra, ma solo per andare dal Harbour Master, che ci dovrà rilasciare il permesso di navigazione.

Romano di AGoGo, arrivato qualche giorno prima di noi, è stato vittima di un’estorsione da parte di un doganiere. Lo stesso ci ha provato anche con noi, ma gli è andata male, in quanto eravamo preparati a respingere l’attacco! L’impressione non è esattamente quella di un benvenuto!
Il giorno successivo raggiungiamo AGoGo a Chiryatapu. A bordo, oltre a Romano, ci sono Tim e Fabio. Luana purtroppo è tornata temporaneamente in Svizzera, per motivi familiari. Insieme iniziamo l’esplorazione dell’arcipelago.

Alcune zone sono off-limits, in particolare quelle in cui vivono i Jarawa, i Sentinelesi ed i Grandi Andamanesi, popolazioni native che abitano questi luoghi da tempo immemore e rimaste isolate dal resto del mondo fino a pochi anni fa. Ora sono a rischio estinzione per le malattie portate dall’esterno verso cui non hanno difese immunitarie.
Altre isole fanno parte di parchi protetti, e la sosta è consentita solo di giorno, ed in alcuni casi non si può scendere a terra.
Nella parte sud visitiamo isole per lo più disabitate, Rutland, le Cinque Islands, Jolly Boys. Sono affascinanti, con la vegetazione deformata dal vento dominante, che evidentemente soffia forte durante il monsone di sud ovest. Le spiagge sono magnifiche, bianco-rosate, con la consistenza del borotalco. Mentre camminiamo su una spiaggia a sud di Rutland, ci imbattiamo in alcuni nidi di tartarughe: sono evidenti le tracce del loro faticoso cammino dal mare fino al punto prescelto per depositare le uova, ben oltre la linea dell’alta marea. Hanno scavato un grande buco, e nascosto le uova nel fondo, ricoprendole con la sabbia; dopodiché sono tornate in mare. Probabilmente le uova si schiuderanno nei prossimi giorni di luna piena ed i piccoli se la dovranno cavare da soli; spinti dall’istinto e totalmente indifesi, correranno verso il mare, sperando di sopravvivere ai predatori.
Finalmente ritorniamo a goderci il mare. Eravamo in crisi di astinenza dopo tanti mesi di acque torbide e verdastre. I fondali purtroppo sono senza corallo, massacrato dallo tsunami del 2004 e dai vari niños di questi ultimi decenni, ma i pesci abbondano.
Gli ancoraggi purtroppo sono piuttosto rollosi. Pur essendoci vento da nord-est, una fastidiosa onda da sud-est non ci dà tregua.
Ci spostiamo ad Havelock, l’unica isola turistica delle Andamane. E’ una bella sorpresa, soprattutto a terra. Superata la zona costiera dove sono radunati tutti piccoli resort, camminiamo a lungo nell’interno dell’isola, abbagliati dal verde sgargiante della vegetazione e incantati dalla gente. Incrociamo bambini che ritornano a casa da scuola, tutti vestiti in divisa, bianca immacolata, e poi uomini, ma soprattuto donne che lavorano, impegnate in mansioni pesanti, per noi tipicamente maschili. Altre fanno la spesa al mercato, elegantissime nei loro sari. Giovani, vecchie, belle, brutte, magre o grasse, hanno tutte un portamento nobile e fiero. Per le strade si respira un’energia positiva. Ci lasciamo alle spalle la brutta accoglienza ricevuta a Port Blair.
Ad Havelock combiniamo di andare a fare immersioni a Barren Island, un’isola vulcanica che si trova a 50 miglia a nord-est. Ci andiamo con Romano e Fabio, tutti su ZoomaX, AGoGo resta a Havelock, con Tim di guardia. A Barren ci uniamo al gruppo del Barefoot diving center, l’unico ad andare fin là. L’isola è un vulcano attivo, la sciara sul lato ovest che scende fino al mare è spettacolare. Ci immergiamo lungo le pareti rocciose formate nei secoli dalle colate laviche e ricoperte di interessanti forme coralline, soprattutto gorgoniacei. A tratti le rocce sono interrotte da pendii di sabbia nera che fanno un bel contrasto con l’acqua limpida di un blu intenso. Concludiamo la seconda immersione in un bel giardino di corallo.









Torniamo a Port Blair per sbrigare le formalità di uscita, e qui veniamo a sapere che il doganiere corrotto è stato arrestato pochi giorni prima. Rendiamo merito all’India che lo ha smascherato ed affidato alla giustizia.
Dopo aver fatto gasolio e cambusa nella caotica cittadina lasciamo le Andamane con la sensazione di aver concluso questa tappa del nostro giro del mondo senza essere entrati in sintonia con questa realtà, forse per mancanza di tempo, forse per tutte le limitazioni e complessità burocratiche che ci sono state imposte. Ci lasciamo come estranei e a noi resta un sentimento di incompiutezza.
Dopo qualche giorno di navigazione ritroviamo quella pace che ci accompagna in tutte le traversate oceaniche.



Per la prima volta facciamo una traversata insieme ad un'altra barca. ZoomaX e AGoGo sono della stessa misura, 53 piedi, e fanno velocità simili. Restiamo quindi quasi sempre a vista, e se ci allontaniamo di qualche miglio, ci sentiamo comunque al VHF. E’ una bella sensazione avere una barca amica a distanza ravvicinata in mezzo all’oceano. Dà un senso di tranquillità e di sicurezza. 

AGoGo


Il 19 febbraio, dopo dieci giorni di traversata, caliamo l'ancora ad Uligamu, porto di entrata nel nord delle Maldive, in 15 metri di acqua turchese e cristallina. Una manta viene a darci il benvenuto. Welcome to paradise!

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