Abbiamo vissuto le Canarie nel periodo carnevalesco, assistendo a diverse performances il cui perno ruotava intorno a temi dissacranti: suore sconce, preti pervertiti, drag queen. Nel cercare di capire il significato di questo spirito, abbiamo scoperto che ha un’origine storico-politica. Negli anni del Franchismo le feste di carnevale furono bandite; inoltre la stretta relazione tra la chiesa cattolica e la dittatura rappresentò un’ulteriore fonte di frustrazione per la gente. Fu così che quando il Carnevale venne re-istituito, dopo la morte di Franco, l’ipocrisia morale e sessuale della chiesa e del fascismo indossarono gli abiti della satira.
Durante la lunga sosta a Las Palmas, il capoluogo di Gran Canaria, ci dedichiamo agli ultimi preparativi in vista della partenza per il Sud America. Decidiamo di sostituire le batterie della barca, facciamo scorta di ricambi, acquistiamo un kayak. Al Sailors Bar ritroviamo Peppino, lo storico proprietario che nel corso degli anni ha visto passare migliaia di equipaggi in partenza per la traversata atlantica. È grazie a lui che conosciamo Jacopo, arrivato qui con Thina, il suo HR 31, è in attesa della sua compagna Valentina per proseguire il viaggio verso i Caraibi. Simpatizziamo, ci frequentiamo e diventiamo amici.
Ma l’emozione più grande che ci regala Tenerife è la salita sul Teide.
Approfittiamo di una giornata tersa e senza nuvole per affittare una macchina e percorrere la strada che sale verso la grande caldera del Teide, prima nei boschi, poi nelle pinete ed infine, sopra i 2000 metri, su una grande distesa desertica.
Approfittiamo di una giornata tersa e senza nuvole per affittare una macchina e percorrere la strada che sale verso la grande caldera del Teide, prima nei boschi, poi nelle pinete ed infine, sopra i 2000 metri, su una grande distesa desertica.
Accompagniamo Jacopo al Cañadas
Blanca Visitors Center, da dove comincia uno dei sentieri per salire
sul Pico, mentre noi, molto meno sportivi, andiamo a prendere la
funivia.
Un salto di 1.200 metri, in pochi minuti, ci porta a 3.500 metri di altitudine dove fare anche pochi passi costa grande fatica. Percorriamo il sentiero che si avvicina al Pico Viejo da cui si gode una bella vista a ovest sulle isole di La Palma, La Gomera e El Hierro. Verso est invece vediamo bene Gran Canaria e a distanza Fuerteventura. È uno spettacolo unico. La vista dell’oceano a 360° da un’altitudine così elevata lascia senza parole!
Un salto di 1.200 metri, in pochi minuti, ci porta a 3.500 metri di altitudine dove fare anche pochi passi costa grande fatica. Percorriamo il sentiero che si avvicina al Pico Viejo da cui si gode una bella vista a ovest sulle isole di La Palma, La Gomera e El Hierro. Verso est invece vediamo bene Gran Canaria e a distanza Fuerteventura. È uno spettacolo unico. La vista dell’oceano a 360° da un’altitudine così elevata lascia senza parole!
Il giorno successivo facciamo un lungo giro in macchina, prima a nord sulle montagne Anaga e poi, percorrendo la costa occidentale di Tenerife, facciamo diverse soste a Otorava e Garachico, cittadine che hanno conservato il sapore canariano, a Punta del Teno, estremità occidentale dell’isola e a Masca, piccolo paese arroccato sulle sponde di un profondo canyon da cui ci godiamo il tramonto su La Gomera.
Otorava |
Garachico |
Garachico |
Punta del Teno |
Dopo questa veloce puntata a Tenerife, ritorniamo a Las Palmas, in tempo per l’arrivo in aereo di Matteo e Corinna che partono dalle Canarie per trasferire una barca fino a San Blas. Matteo ci regala la sua ultima fatica letteraria, Tre Capi non bastano, un libro appassionante per chi ama la vela, ma non solo perché racconta un’impresa umana, oltre che sportiva, affrontata con un approccio 'green' al 100%, il giro del mondo in totale autonomia energetica, senza consumare una goccia di carburante ed in autosufficienza alimentare. Bravo Matteo, ci hai fatto emozionare!
Dopo un’ultima notte nell’ancoraggio, non proprio idilliaco, di Las Palmas partiamo per il sud di Gran Canaria.
Acceso il VHF riceviamo un mayday per uomo a mare nell’ancoraggio delle navi appena fuori dal porto. La Guardia Costiera è già operativa con le ricerche. Stiamo in allerta anche noi ma ci rendiamo conto di quanto sia difficile avvistare un uomo a mare con onda formata.
Ci fermiamo qualche giorno all’ancora a Pasito Blanco, sotto ad una scogliera che delimita un grande campo da golf. Ogni tanto vediamo cadere qualche pallina in mare… Siamo vicini ad una zona turistica piena di alberghi, costruita a ridosso delle favolose dune di Maspalomas, la cui sabbia è arrivata fin qui dal deserto del Sahara trasportata dal vento. Fortunatamente una parte delle dune è diventata riserva naturale a protezione di una ricca colonia di uccelli.
Ci fermiamo qualche giorno all’ancora a Pasito Blanco, sotto ad una scogliera che delimita un grande campo da golf. Ogni tanto vediamo cadere qualche pallina in mare… Siamo vicini ad una zona turistica piena di alberghi, costruita a ridosso delle favolose dune di Maspalomas, la cui sabbia è arrivata fin qui dal deserto del Sahara trasportata dal vento. Fortunatamente una parte delle dune è diventata riserva naturale a protezione di una ricca colonia di uccelli.
Gli ultimi giorni alle Canarie sono caratterizzati dal forte vento. Per andare a La Gomera restiamo bloccati tre giorni in rada a sud di Tenerife senza poter scendere a terra. Il vento non cala mai sotto i 35 nodi e raggiunge punte di oltre 50; il mare, sotto raffica, è completamente bianco. Fortunatamente siamo ancorati su un buon fondale di sabbia, con 80 metri di catena su 8 metri di fondo.
A La Gomera portiamo ZoomaX al sicuro nel Marina della cittadina di San Sebastian e partiamo in esplorazione. Si percepisce subito la differenza tra questa e le isole più grandi dell’arcipelago: i ritmi della vita locale sono tranquilli, non c’è traffico, i grandi hotel sono assenti, il turismo è di nicchia.
Il Pico del Teide innevato, come lo abbiamo trovato al nostro ritorno a Tenerife. Foto scattata a bordo di ZoomaX |
Cominciamo dal Parco Nazionale del Garajonay, sulle montagne, dove ci fermiamo a fare due passi nella fitta foresta di lauri ancestrali, caratterizzata da un microclima inimmaginabile in questa zona. Ci addentriamo in un sottobosco talmente umido che tutta la vegetazione è ricoperta da uno strato di muschio.
Ci si aspetta di vedere apparire i troll da un momento all’altro! Peccato che 750 ettari di parco siano stati devastati da un enorme incendio nel 2012.
Sul lato ovest dell’isola scendiamo in un ripido canyon che ci porta a Valle Gran Rey, un paesino anonimo dove si respira però un’atmosfera bohémienne. È qui infatti che si concentra la popolazione straniera residente sull’isola, in gran parte figli dei fiori tedeschi che vi si stabilirono negli anni ’60.
Concludiamo il giro passando lungo la strada che percorre le valli a nord dove osserviamo ammirati l’immenso lavoro degli isolani per coltivare questa terra fertile ma inospitale. Piccole piantagioni di banani, avocado, manghi crescono su terrazzamenti che si inerpicano sui ripidi pendii.
Concludiamo il giro passando lungo la strada che percorre le valli a nord dove osserviamo ammirati l’immenso lavoro degli isolani per coltivare questa terra fertile ma inospitale. Piccole piantagioni di banani, avocado, manghi crescono su terrazzamenti che si inerpicano sui ripidi pendii.
Al ritorno facciamo una passeggiata nelle vie colorate di San Sebastian, la bella cittadina che ospitò Cristoforo Colombo e le sue caravelle nella loro ultima tappa prima della traversata atlantica.
La casa in cui presumibilmente Colombo trascorse le ultime notti a terra |
La Torre del Conde, ultimo esempio rimasto alle Canarie di architettura militare del 1400 |
La chiesa, ricostruita nel XVIII secolo, ricorda l’architettura centro-americana |
Addobbi carnevaleschi a San Sebastian |
Anche per noi questa è l’ultima tappa alle Canarie, anche se per adesso non facciamo rotta verso le Americhe ma, navighiamo al largo della costa africana per raggiungere le isole di Capo Verde.