Questi ultimi otto anni di vita in barca ci hanno insegnato a non fare programmi a lungo termine e a considerare gli imprevisti come un’opportunità piuttosto che un ostacolo. Tra i marinai anglosassoni è popolare il detto ‘plans are written on the sand at low tide’. Certo è che l’alta marea nel 2020 è stata uno tsunami che li ha spazzati via proprio tutti!
Dopo aver
trascorso le prime settimane dell’anno in Europa, tra Italia, Francia, Svezia,
Svizzera e Spagna insieme a familiari ed amici che non vedevamo da tempo, il 14
febbraio ripartiamo, secondo i piani, per tornare in Nuova Zelanda, fare
qualche lavoro di manutenzione alla barca e ripartire in direzione di Fiji.
Dopo 26 ore di viaggio, all’aeroporto di Auckland prendiamo la macchina che Max e Ale di Y2K ci hanno lasciato dopo essere a loro volta partiti per un breve rientro in Italia, ancora un paio di ore di viaggio e finalmente raggiungiamo Whangarei dove ritroviamo ZoomaX in secca al Dockland5.
Ci diamo da fare, stucchiamo il bozzo sul bulbo provocato da un incontro troppo ravvicinato con una testa di corallo a Bora Bora, facciamo il tagliando al motore, sostituiamo il liquido di raffreddamento e affidiamo al dealer Volvo il compito di registrare le valvole, revisionare gli iniettori e controllare l’intercooler.
Rimuoviamo dallo scafo il calcare che si è depositato nella porosità dell’alluminio e facciamo qualche piccolo ritocco alla vernice sul ponte. Sostituiamo il profondimetro che ci aveva abbandonato in Patagonia e facciamo galvanizzare l’ancora ed i 100 metri di catena. Con l’antivegetativa nuova sull’opera viva e l’elica protetta dal Propspeed, prodotto tanto decantato dai kiwi, ZoomaX torna in acqua il 10 marzo.
Intanto le notizie dal resto del mondo sono sempre più allarmanti, il Corona virus si sta diffondendo rapidamente. Il 19 marzo la Nuova Zelanda prende la decisione di chiudere i confini. Da un giorno all’altro non può più entrare nessun cittadino straniero. A distanza di pochi giorni, il 26 marzo, nonostante i casi di contagio nel paese siano nell’ordine di poche decine viene proclamato il lockdown nazionale.
Ci troviamo bloccati nel marina di Whangarei insieme al resto della comunità di naviganti stranieri, senza la possibilità di partire in quanto anche l’Australia e gli altri paesi del pacifico meridionale hanno chiuso le frontiere.
Le istituzioni neozelandesi danno immediata dimostrazione della loro efficienza. Riceviamo una comunicazione che ci informa dell’estensione automatica del nostro visto turistico (che ha una validità di tre mesi) per altri sei mesi, senza nemmeno doverne fare richiesta.
Per quanto riguarda il contenimento della diffusione del virus, le autorità sanitarie forniscono, fin dal principio, indicazioni costanti e molto chiare sui comportamenti da adottare ed i protocolli da seguire nelle diverse fasi di allerta.
La nostra ‘bubble’ è costituita dagli equipaggi delle 14 barche ormeggiate sul pontile con cui condividiamo i servizi del marina. Le giornate sono tutt’altro che noiose, si approfitta di questa sosta forzata per dedicarsi a quei lavori che erano sempre stati rimandati, per sperimentare ricette nuove in cucina, per fare passeggiate lungo il fiume o nei boschi.
Un aperitivo sul pontile con i nostri bubble buddies spesso conclude la giornata.
E l’8 aprile il cielo sereno ci regala una superluna spettacolare
Nel giro di poche settimane la Nuova Zelanda riesce a sconfiggere il virus, il paese è Covid free. Alla fine del lockdown organizziamo una festa per ringraziare la città di Whangarei per la calorosa ospitalità in un momento così delicato. Il sindaco, Sheryl Mai, ci onora della sua presenza. Per l’occasione vestiamo le barche a festa.
Intanto però si avvicina l’inverno australe, le giornate si accorciano, la temperatura scende. Approfittiamo di una ormai rara finestra di bel tempo per fare un giro via terra nell’estremo nord insieme agli amici svizzeri di Kama e Manaia.
Ernst, Paolo, Margrit, Rosetta e Tomaso a Te Paki sand dunes |
Fiori di manuka |
Raggiungiamo il faro di Cape Reinga, punto più settentrionale della North Island, dove si incontrano il Mar di Tasmania e l’Oceano Pacifico. Nel post precedente abbiamo raccontato la leggenda che rende questo sito sacro ai maori.
Ci spingiamo fino a Spirits Bay nonostante lo sterrato tortuoso che mette a dura prova l’integrità delle automobili. La boscaglia che circonda la strada e la polvere che alziamo al nostro passaggio nascondono fino all’ultimo momento il paesaggio idilliaco che si manifesta all’improvviso.
Oltre la prateria alcune dune di sabbia ostacolano la vista sull’oceano. Un sentiero ci invita a procedere ed ecco che appare una spiaggia di una bellezza difficile da descrivere. Una distesa rosa lunga otto chilometri costituita da frammenti di conchiglie che per qualche motivo a noi oscuro il mare non ha sminuzzato fino a farle diventare sabbia.
Raggiungiamo al buio il B&B che abbiamo prenotato online. Solo all’indomani mattina ci rendiamo conto di quanto sia incantevole la casa ed il giardino che la circonda.
Verso fine giugno il tempo peggiora sensibilmente. In inverno la Nuova Zelanda viene lambita dalle depressioni antartiche che si susseguono l’una dietro l’altra. Nell’isola di nord dove ci troviamo la temperatura non scende quasi mai sotto lo zero ma la pioggia caratterizza la maggior parte delle giornate, compromettendo la vita all’aperto. La comunità presente nel marina, in gran parte americana, è molto attiva nell’organizzare attività alternative; ciascuno mette a disposizione le proprie competenze, che siano sportive, artistiche, culinarie, e quasi ogni giorno vengono organizzati corsi di yoga, di belly dancing, di pittura su tela o su vetro, competizioni di mini golf, concerti di musica e gli immancabili ‘sundowners’.
Questa atmosfera di grande tranquillità viene un giorno turbata dalla formazione di un tornado che colpisce il Norsand, un cantiere poco distante dal marina. Rosetta e Tomaso sono lì, a bordo di Manaia. Si prendono un grande spavento ma la loro barca fortunatamente resiste. È impressionante osservare la devastazione chirurgica del tornado che oltre ad aver fatto cadere rovinosamente sei barche dall’invaso ha rimescolato gli alberi allineati sul piazzale del ‘rigger’ come se fossero i bastoncini del shanghai.
Questo lungo viaggio ci catapulta nell’estate boreale, di cui approfittiamo con immenso piacere.
In costa azzurra ritroviamo i nostri angoli preferiti, La Mala a Cap d’Ail, La Paloma e Les Fossettes a Cap Ferrat, La Buse a Cap Martin. Ritroviamo Monaco ‘ingrossata’ con il suo nuovo ampliamento sul mare.
In astinenza da navigazione raggiungiamo all’Elba gli amici Laura, Wolfi, Matteo e Corinna su Eco40, una barca fantastica con cui ci divertiamo a veleggiare quando gli altri smotorano e a volare appena la brezza si fa viva!
Dal mare ci spostiamo sul lago di Como per assecondare il desiderio di nostra nipote Martina che accenna un interesse per la vela. È entusiasmante vedere quanto i bambini imparino velocemente, e si direbbe quasi istintivamente, a manovrare una barca e a gestire i piccoli incidenti di percorso.
A
Torino riusciamo finalmente ad assistere ad un concerto della nostra band
preferita, i Dillo Tu Prima, amici d’infanzia che seppur cresciutelli
continuano a divertirsi suonando e producendo buona musica.
Siamo di nuovo in Costa Azzurra quando, ai primi di ottobre, un’alluvione colpisce le valli dell’entroterra delle alpi marittime. Siamo testimoni delle tonnellate di materiale che i fiumi riversano in mare. Una parte purtroppo affonda poco al largo, una grande quantità continua a galleggiare per giorni, formando enormi isole fluttuanti, che il mare poi riversa sulle spiagge e sulle scogliere. La massa di detriti è tale da farci sentire impotenti, ma decidiamo comunque di provarci e ci mettiamo a raccogliere porcheria a La Mala insieme agli amici Claudia e Claudio: decine di secchi di plastica, centinaia di bottiglie, migliaia di pezzi di polistirolo e altri piccoli frammenti plastici. Dallo sconforto di vedere una delle nostre baie preferite così martoriata, a fine giornata prevale la soddisfazione di aver dato il nostro piccolo contributo per evitare che la prossima mareggiata si riprenda tutto.
La Nuova Zelanda continua ad avere i confini chiusi, siamo quindi costretti a rimandare il volo previsto per il 15 ottobre. Anna ne approfitta per recarsi a Las Palmas a lavorare per il World Cruising Club all’organizzazione dell’ARC, che nonostante tutte le avversità viene confermata. Il rally oceanico che normalmente vede la partecipazione di 300 barche tra l’ARC+ (Canarie-Capo Verde-Saint Lucia) e l’ARC (Canarie-Saint Lucia) quest’anno viene organizzato in forma ridotta, con l’iscrizione di circa 100 barche, ed in una modalità diversa. Le restrizioni dovute al Covid impongono la cancellazione di tutti gli eventi mondani e la realizzazione dei seminari in forma virtuale. Gli oltre 500 partecipanti sono comunque invitati a seguire le sessioni online sugli aspetti importanti della navigazione oceanica: la gestione delle emergenze, la navigazione alle andature portanti, la cambusa, le comunicazioni, il primo soccorso, la prevenzione delle rotture etc.
Sui pontili del Muelle deportivo di Las Palmas l’attività è frenetica, gli equipaggi sono impegnati a preparare le barche per la traversata seguendo le linee guida fornite dal WCC per la sicurezza in mare. I safety check a bordo vengono eseguiti scrupolosamente. Nonostante le limitazioni imposte dal Covid, l’atmosfera è speciale. Si è tutti grati di essere qui a prepararsi per una traversata oceanica, mentre in Europa la seconda ondata della pandemia si sta diffondendo velocemente.
Devo riconoscere che il WCC ha avuto un grande coraggio a confermare l’evento in un momento così difficile. Tra le dozzine di manifestazioni (regate, saloni nautici, etc) cancellati, L’ARC è stato uno dei pochi eventi realizzati con successo in questo anno orribile.
Al ritorno in Italia siamo costretti a cancellare nuovamente il volo per tornare dalla ZoomaX, previsto per il 16 dicembre. La Nuova Zelanda continua a mantenere i suoi confini chiusi agli stranieri per proteggere la propria condizione privilegiata di paese isolato senza alcun caso di Covid tra la popolazione, e noi restiamo in attesa della bassa marea… per ricominciare a scrivere la storia di una nuova avventura!