Andare per mare, per conoscere la terra



venerdì 31 dicembre 2021

2021, un anno senza ZoomaX

Anche il 2021 è stato, nonostante tutto, un anno in movimento, ma la squadra dei PAZ era incompleta.  Ci è mancata molto la ZoomaX, la nostra fedele compagna di viaggi è rimasta a riposo in secca a Whangarei. 


Dal 19 marzo 2020 la Nuova Zelanda non ha più riaperto i confini. Le abbiamo provate tutte per tornare sulla ZoomaX, una escalation di appelli alle autorità: dopo aver fatto una richiesta di esenzione tramite il sito governativo, ci siamo rivolti in prima battuta al governatore del Northland, regione dove si trova la barca, poi al ministro della Giustizia e dell'Immigrazione, infine abbiamo scritto direttamente al primo ministro, Jacinda Ardern. A nulla sono valsi i nostri sforzi.

Nella prima fase della pandemia abbiamo apprezzato l'approccio prudenziale adottato dal governo kiwi per cercare di evitare la diffusione del Covid. L'isolamento geografico della Nuova Zelanda e la chiusura dei confini verso il resto del mondo ha costituito un grande vantaggio che le ha permesso di prendere tempo in una fase in cui poco si sapeva della malattia e non c'erano i vaccini a proteggere la popolazione. 

Ora però, la sensazione è che le autorità siano vittime del loro successo. Hanno barricato cinque milioni di persone (la popolazione neozelandese) in una gabbia dorata per due anni, ed in questo modo hanno salvato molte vite. Ma a che prezzo? Quanto è difficile tornare a contatto con un mondo contaminato dopo essere stati chiusi in una bolla sterile?

Basti pensare alla difficoltà che in molti abbiamo avuto nell'uscire di casa dopo il primo lockdown, o la strana sensazione nel ritrovare gli amici o colleghi...diffidenza, distacco, in alcuni casi paura. 

Ed è proprio la paura di riconnettersi con il resto del mondo dopo due anni di totale isolamento che sta affrontando l'intera Nuova Zelanda in questo 2022. E la ZoomaX intanto resta ostaggio.

Ma torniamo al 2021.  L'anno per noi comincia con il trasferimento del Tanai lll da Bodrum in Turchia a Civitaveccha. E' una vera avventura non tanto per la stagione invernale quanto per il contesto pandemico. Si è in pieno periodo di lockdown ma con qualche stratagemma riusciamo a prendere due aerei ed arrivare fino a Bodrum. A Didim ci aspettano Laura con Matteo e Corinna. Il Tanai lll lo conosciamo bene, abbiamo vissuto a bordo per sei mesi a Marina di Ragusa nell'inverno 2016-2017 mentre lavoravamo sulla ZoomaX in cantiere e abbiamo navigato spesso con Laura e Wolfi. Dopo gli ultimi lavori di messa a punto partiamo in una gelida ma splendida giornata di gennaio. 

 


 

1000 miglia in quattordici giorni, facendo un paio tappe clandestine in Grecia, a Paros e Elafonissos per lasciar passare due fronti. Il vento nel Mar Egeo si ostina a venire da ovest-sud ovest, rimpiangiamo il bel meltemi estivo. La navigazione non sempre è comoda, 

 

 

ma noi stiamo bene, siamo contenti e tutti ci assaporiamo il senso di libertà che l'essere per mare ci regala soprattutto in questo periodo.

A metà dello Ionio il vento molla ed arriviano allo Stretto di Messina una sera di calma piatta, calma che prosegue anche nella risalita del Tirreno, offrendoci una vista straordinaria su Stromboli.

 

All'arrivo a Civitavecchia temiamo di essere messi in quarantena, sulla base delle regole previste per chi arriva dalla Turchia, ma le autorità tengono conto dei 14 giorni trascorsi in mare senza mai sbarcare e ci lasciano liberi.

Dopo una breve sosta a casa facciamo un salto di 1800 metri di altitudine e ci trasferiamo a Chamois per qualche settimana. Cambia il paesaggio ma lo stile di vita resta essenziale come in barca quando si è in zone remote del mondo. Ci portiamo dietro quanto serve per essere autosufficienti.


Chamois è il comune più piccolo d'Italia, con 98 abitanti; si trova sulla alpi valdostane, in Valtournenche, è raggiungibile solo in funivia, ed è riuscito finora a preservare l'essenza della vita di montagna. Poche strade, nessuna macchina, una piccola stazione sciistica, con tre impianti di risalita, ora chiusi causa Covid, un unico negozio che serve tutta la comunità e viene rifornito a singhiozzo dal fondovalle. Ci ricorda quando in Polinesia alle Tuamotu, arrivava la nave da Tahiti e c'era la corsa ad accaparrarsi quel po' di frutta e verdura che veniva scaricata. 

Il legame affettivo con questo piccolo villaggio è forte, risale all'infanzia. Meta festosa di ritrovo con tanti amici ma anche eremo dove cercare un po' di pace nelle fasi più compicate della vita. Chamois questa volta si rivela un perfetto rifugio per sfuggire alle ansie della pandemia.

Dedichiamo le ore calde della giornate a fare lunghe camminate, a piedi o con le ciaspole sulle piste rimaste intonse dall'assenza di sciatori, o lungo i percorsi delle passeggiate estive che ci portano agli alpeggi ora chiusi.



 
 

Spazzacamini
 

Ammiriamo la cura con cui vengono ristrutturate la case Si recuperano i rascard, costruzioni un tempo adibite alla conservazione dei cereali, trasformandoli in abitazioni moderne, nel rispetto delle tradizioni dell'archiettutra rurale. Le fessure tra i tronchi di legno vengono mantenute, con l'aggiunta di grandi vetrate all'interno che isolano dal freddo e fanno filtrare la luce.



È fine maggio quando Paolo riceve la proposta di saltare in sella ad una moto e andare a fare un giro in Sardegna. Il percorso prevede sia strada che fuoristrada quindi, la sua gloriosa Shadow non è proprio il mezzo adatto. Trova però un bel KTM 790 Adventure da noleggiare.

Si parte.

 


 

Cinque maschietti su altrettante moto. Dopo un trasferimento in traghetto da Genova a Porto Torres, si opta per un percorso ad anello con una cavalcata di 1000  chilometri, su un fondo misto: dalle coste turchesi della Sardegna occidentale, alle alture del Monte Gennargentu, attraversando l’affascinante natura della campagna sarda. In questa stagione l’interno della regione, nota per essere brulla ed arida, rivela splendidi ed inconsueti paesaggi,  una campagna fertile, distese di campi fioriti, innumerevoli laghi e montagne imponenti.

 

 

 


 

  

Un raid che riporta Paolo alle sensazioni delle scorribande giovanili, tra guasti meccanici e infortuni fisici si rivivono i tempi in cui la moto rappresentava un modo di vivere … e di cadere!

Con l'arrivo della bella stagione torna la voglia di mare. Non potendo raggiungere la ZoomaX viene in soccorso Monica che ai primi di giugno ci invita a Capri dove ha affittato una casa. Per Anna è la prima volta sull'isola pantenopea, Paolo ci era stato in gioventù.


La casa, ad Anacapri, è in una posizione talmente perfetta che verrebbe voglia di non muoversi dal terrazzo. 

 

 
Ma resteremo a Capri soltanto una settimana, quindi dobbiamo sfruttare bene il tempo a disposizione. Affittiamo i motorini e partiamo in esplorazione. Nord-sud-ovest-est, ogni giorno un sentiero nuovo. Lunghe camminate che offrono scorci incantevoli: il sentiero dei fortini sulla costa ovest, dal faro di Punta Carena alla Grotta Azzurra, la passeggiata di Pizzolungo da Capri a Marina Piccola passando per l'Arco Naturale e per la Villa Malaparte (purtroppo chiusa al pubblico); la risalita del Monte Solaro da cui si ha una vista a 360° sulla isola e sul Golfo di Napoli, il sentiero delle Calanche da Villa Lysis alle ville di Tiberio. 




  

 

La via Krupp è ufficialmente chiusa per caduta massi ma visto il via vai continuo di gente che scavalca un cancello chiuso azzardiamo anche noi il passaggio e ne vale davvero la pena. 

 

La conformazione dell'isola rende l'accesso al mare piuttosto complicato, non ci sono spiagge, sono state create alcune piattaforme di cemento sugli scogli, ma sono sovraffollate, e siamo solo a metà giugno! Circolare per le strade strette e tortuose è già complicato. Anche i parcheggi per i motorini (a pagamento!) sono saturi. Come sarà ad agosto? Meglio non saperlo.

Una giornata in gommone ci conferma che vista da terra o vista dal mare Capri è bellezza pura!


 

L'unico inconveniente è che nella Grotta Azzurra non si può entrare a nuoto. L'ingresso è consentito soltanto con le barchette a pagamento. Ma come?!?! Il bello è proprio nuotare nel blu intenso dell'acqua illuminata dalla luce che filtra dalla spaccatura subacquea della roccia. Sono anni che ci riproponiamo di fare il confronto con la Grotta Azzurra di Kastellorizo. Aspettiamo che finisca l'ultimo tour turistico e, quatti quatti, ci infiliamo a nuoto nella grotta. Sono le 17.00 e la luce è ancora perfetta. Peccato non aver portato la gopro stagna. Il confronto tra le due grotte azzurre più famose al mondo però finisce 1-0 per Kastellorizo.

 

Grazie Monica per l'ospitalità, è stata una bellissima settimana! È vero che siamo stati un po' indisciplinati, d'altronde siamo o non siamo a Napoli?


Dalla perla del Mediterraneo alla perla delle Dolomiti. San Candido è la nostra meta. È Antonia, la mamma di Paolo, ad esprimere il desiderio di andare in Trentino Alto Adige. Affittiamo una casa con la vista su questo panorama mozzafiato.


Ovunque si vada a fare due passi, basta alzare gli occhi per assistere ad un capolavoro della natura. Non a caso Le Corbusier definì le Dolomiti, 'la più bella opera architettonica del mondo'.  Rispetto alle alpi occidentali, queste sono molto più scenografiche, caratterizzate da un susseguirsi di guglie, pinnacoli, torri, separate da ghiacciai, pareti rocciose, morene. 


Cime di Lavaredo


Cortina d'Ampezzo

Lago di Braies





Anche le pinete sono dei boschi incantati


L'estate prosegue in Costa Azzurra. Ci andiamo in moto. In primavera Paolo si era dedicato alla manutenzione straordinaria della sua moto e dello scooter di Anna, fermi da 8 anni. Ora che sono entrambi revisionati da cima a fondo non vediamo l'ora di usarli. Si sa però che andare in moto è divertente se si guida. In conclusione, per evitare discussioni, le prendiamo entrambe. Che soddisfazione scorrazzare tra Monaco e Nizza, nei mesi di luglio e agosto, incuranti del traffico di auto perennemente incolonnate.
Dopo decenni di frequentazione della Costa Azzurra, conosciamo ogni spiaggia, scoglio, anfratto, da Mentone ad Antibes, ma continuiamo ad amarla.




Anche i fondali marini non hanno segreti, li abbiamo percorsi a nuoto centinaia di volte, ma quest'anno ci riservano una bella sorpresa. La fauna marina è in salute, il pesce abbonda. Non c'è giorno in cui nuotando non avvistiamo orate, branzini, ricciole e anche qualche cerniotta, oltre ai più comuni saraghi, alle sogliole a gli altri pescetti di scoglio.


A proposito di nuotate in un bel mare, l'appetito vien mangiando, e dove andare per soddisfarlo? Dove trovare acque chiare, calde, ricche di vita senza dover volare fino ai tropici? 16 anni fa andammo a Lampedusa ed il ricordo è indelebile. Ritroviamo il contatto di Carmelina e affittiamo la stessa casa di allora tra Cala Pisana e Cala Creta. 



L'isola è cambiata, è più costruita, meglio organizzata nell'accoglienza dei turisti, ma il mare che la circonda continua ad essere cristallino e la temperatura è quella di un brodino. Ci raggiungono i Claudi e con loro nuotare diventa l'attività principale. Con il maestrale esploriamo, una alla volta, tutte le calette a sud e ad est.





Siamo sbalorditi dalla quantità di gente ancora in vacanza a fine settembre. Ci chiediamo se sia merito dello smart working.

Quando il vento gira a scirocco dobbiamo convergere sulla costa nord che però è caratterizzata da falesie e scogliere a picco. Solo dopo una lunga ricerca vediamo dall'alto un piccolo anfratto con un sentiero per raggiungere il mare, più adatto alle capre che agli umani. 




Non possiamo chiudere il capitolo Lampedusa senza menzionare la straordinaria efficienza con cui viene gestito l'arrivo dei migranti sull'isola. Durante la nostra permanenza di due settimane ne sono arrivati più di 1000, su barchini mediamente di 5-6 metri. La maggior parte sono stati intercettati dalla guardia costiera al largo e accolti nell'hotspot a terra, o su una nave quarantena ormeggiata a Cala Pisana. Parlando con gli abitanti di Lampedusa abbiamo percepito un grande spirito di accoglienza e di umanità nei confronti di quei migranti fortunati che riescono a raggiungere le sue coste, pur nella difficoltà della gestione di un tale flusso per un'isola così piccola.



Ad ottobre il Tanai lll rivolge la prua ad ovest e parte per il grande viaggio verso il Pacifico. Wolfi e Laura, insieme a Matteo e Corinna, ci invitano ad accompagnarli nella prima tappa da Riva di Traiano a Palma de Mallorca.  Accettiamo con entusiasmo. È emozionante partecipare all'inizio di una grande avventura ma con l'equipaggio del Tanai lo è ancora di più perché abbiamo condiviso questo progetto fin dal principio, fin dalle prime miglia percorse insieme in Grecia nel 2016, il Tanai e la Zoomax, fianco a fianco.
Ritroviamo il piacere di navigare e apprezziamo le comodità del catamarano. In rotta per la Baleari transitiamo nel Passaggio dei Fornelli tra Stintino e l’Asinara, e facciamo due brevi tappe a Minorca e Cabrera. 







A Palma sbarchiamo. Il Tanai rimette subito la prua a ovest. Una buona finestra meteo lo spingerà verso le colonne d’Ercole e oltre. Buon vento, ci vediamo in Pacifico!!!

Al ritorno ci godiamo l’esplosione dei colori autunnali nella nostra bella Torino!



A novembre e dicembre, Anna collabora, per la terza volta, con il World Cruising Club all’organizzazione dell’ARC (Atlantic Rally for Cruisers), la regata oceanica che vede quest’anno la partecipazione di circa 150 barche in partenza da Las Palmas (Canarie) e fare rotta su Rodney Bay (Saint Lucia) ai Caraibi.

L’incontro con gli equipaggi è come sempre l’aspetto più interessante ed istruttivo. Quasi 900 persone con capacità ed esperienze diversissime tra loro, che navigano con barche dai 10 ai 30 metri, costituiscono una miniera di informazioni e di insegnamenti preziosi. L’importanza che l’organizzazione riserva alla sicurezza in mare resta un altro dei grandi valori aggiunti per i partecipanti.

L’ARC parte il 21 novembre. Lo staff si trasferisce ai Caraibi in aereo e ha il tempo di ambientarsi prima dell’arrivo delle prime barche.








L’evento si conclude a Saint Lucia il 17 dicembre con la premiazione.

Anche i 33 bambini che hanno attraversato l'Atlantico vengono premiati

133 barche hanno portato a termine traversata con successo, 5 si sono ritirate prima della partenza, 6 sono tornate alle Canarie per problemi tecnici; ci sono stati due incidenti, di cui uno mortale, gli equipaggi sono stati soccorsi, in un caso da una nave da crociera, nell’altro da un’altra barca dell’ARC. Entrambe le barche sono state in seguito recuperate. Le condizioni del vento sono state molto deboli i primi tre giorni, poi aliseo tra i 20 ed i 35 nodi fino all’arrivo. Le barche piccole hanno sofferto nella parte centrale, le grandi si sono divertite. Qualche spi/spinnaker è scoppiato ma in generale ci sono stati relativamente pochi danni. L’Italia, quest’anno rappresentata dagli equipaggi di 10 barche molto diverse tra loro, si è comportata benissimo, vincendo ben sette trofei, tra cui le due vittorie overall più prestigiose: overall winner sia nella divisione racing con ’12 Nacira’, sia nella divisione cruising con ‘Mizar lll’.
Anna torna a casa stanca ma soddisfatta e felice di aver accolto gli equipaggi ‘on the other side of the pond’.

 

Che il prossimo aereo sia quello che ci porterà in Nuova Zelanda dalla ZoomaX!