Fiji, terzo round
A Savusavu facciamo il nostro ingresso a Fiji. Dopo aver ormeggiato al pontile della quarantena di Nawi Marina, aspettiamo con pazienza gli ufficiali della clearance. Con grande calma ….. Fiji time …. salgono a bordo prima i due della Biosecurity e Health, poi quelli di Immigration e Customs. Sono tutte donne! Appena finito le pratiche ci spostiamo nell'ormeggio di fianco a Y2K. Max e Ale ci aspettano sul pontile!
Il marina è nuovissimo, stanno ancora finendo di montare gli ultimi due pontili.
Cinque giorni di relax, lavoretti e cambusa.


Di seguito forniamo alcune informazioni pratiche, utili a chi dovesse passare da Savusavu. Il mercato è decisamente più piccolo e meno fornito di quelli di Lautoka, Nadi e Namaka Il sabato è il giorno migliore.
Supermercati: il più fornito è senza dubbio il New World Ika. Il mercoledì arrivano i rifornimenti da Suva, quindi si trovano anche verdure d'importazione (peperoni, barbabietole, carote, zucchine, cavolfiori)
C'è un negozio gourmet, Sea lovers, ben rifornito anche di vino.
Ristoranti: da non perdere una cena al Surf and Turf, cucina davvero ottima!!!
Gasolio e benzina: tra i distributori di Savusavu, è meglio frequentare quello proprio di fronte al pontile del Waitui (Pacific), in quanto ha i serbatoi fuori terra. Ci è stato riferito che al distributore poco dopo verso il centro (sempre Pacific), che ha i serbatoi interrati, in caso di pioggia forte talvolta l’acqua contamina il gasolio.
Il 18 giugno molliamo gli ormeggi e dirigiamo verso le Lau, l’arcipelago più lontano e remoto delle Fiji.
Nelle 24 ore di navigazione verso est attraversiamo il 180° meridiano. Siamo di nuovo nell'emisfero ovest. Vanua Balavu è l’isola più settentrionale delle Lau. Ancoriamo a Bavatu Harbour, nello stesso punto di 9 anni fa, quando insieme a Monica e Luigi, cercammo riparo da una violenta tempesta tropicale in arrivo; questa volta le condizioni sono molto più piacevoli.

Restiamo a Bavatu una settimana. I primi giorni siamo soli, facciamo lunghe passeggiate nella tenuta di Tony Philip, che si estende per 400 acri intorno alla baia, fino ad affacciarsi sull'altro lato dell'isola, sulla Bay of Islands.
Nel 2016 le Fiji furono colpite dal
ciclone Winston (uno dei cicloni categoria 5 più violenti mai
registrati). In questa proprietà il vento a 280 km/h ha abbattuto 1000
palme da cocco e altre 1000 hanno dovuto essere tagliate in quanto
danneggiate. Non potendo più produrre copra, Tony ci racconta che oggi
la tenuta si sostiene grazie all'allevamento di bestiame, vacche,
cavalli, pecore, maiali, polli, oche, tutti liberi di pascolare e
razzolare in questo paesaggio fiabesco.
Nei giorni successivi la baia si anima con l'arrivo di una decina di barche. Ci ritroviamo tutti per un barbecue organizzato nel piccolo yacht club dalla famiglia Philip, dove conosciamo Claudia e Bertil, una coppia svizzero(lei)-svedese (lui) con cui simpatizziamo che navigano sul loro Ovni 445 Ruth.
Insieme a loro ci spostiamo di qualche miglio nella baia di Little Bay che soprannominiamo Green Bay, per l'intensità del colore delle piante che circondano l'ancoraggio, e si riflettono in acqua. Siamo circondati da 1000 tonalità di verde.

Si tratta in realtà di una anti-baia, dalla quale, attraverso uno stretto passaggio percorribile solo con piccole barche o con il tender, si arriva ad una profonda laguna circondata da una cornice di fitte mangrovie.
Questo ancoraggio fa capo a Mavana, un villaggio che si trova 2 miglia più a sud. Dobbiamo andare a fare sevusevu e sappiamo che il villaggio si può raggiungere anche a piedi, partendo da una casa in fondo alla laguna. Il primo tentativo fallisce in quanto nella casa non c'è nessuno che ci possa fornire delle indicazioni e noi imbocchiamo un sentiero che dopo una mezz’ora di camminata intuiamo essere sbagliato. Ritornati alla casa finalmente vediamo un altro sentiero, che ci sembra portare nella direzione giusta. Decidiamo però di rimandare perché ormai è tardi e temiamo che la marea calante blocchi il gommone nelle mangrovie dove lo abbiamo lasciato. In effetti riusciamo ad uscire a remi, toccando il fondo fangoso, appena in tempo.
La calma del giorno successivo ci convince ad andare a Mavana via mare con il gommone. Il villaggio è particolarmente bello e curato. Dopo il sevusevu il chief che ci racconta che in questo piccolo villaggio è nato ed ha vissuto il primo ministro Laisenia Qarase a capo del governo negli anni 2001-2006. Un ragazzo ci porta in visita al villaggio, alla scuola e alla casa della famiglia del ex premier (lui è mancato nel 2020).
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Claudia, Bertil e la nostra guida, davanti alla casa dell'ex-premier
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Dopo altre due brevi soste a Lomaloma e Susui, lasciamo Vanua Balavu. Siamo ansiosi di raggiungere Fulaga, l’isola all’estremo meridionale delle Lau, che l’anno scorso avevamo definito come la rappresentazione perfetta della nostra idea di paradiso in terra. Per raggiungerla bisogna soffrire, ma la motivazione è alta, affrontiamo senza lamentarci le 100 miglia di bolina stretta contro l’aliseo.
Nel 2022 ci eravamo fermati a Fulaga per tre settimane, quest’anno raddoppiamo, ma potremmo anche restarci un’intera stagione senza averne mai abbastanza.
Nel post Bula bula Fiji avevamo cercato di raccontare cosa rende questo posto così speciale. Le cose non sono cambiate, ritroviamo l’accoglienza sincera e calorosa dei nostri host Alifereti e Bale e del resto della comunità.




La vita sull’isola è scandita da attività che vengono svolte quotidianamente con metodo e organizzazione: pescare, coltivare gli orti, mantenere il buon stato del villaggio, raccogliere la legna per cucinare, fare il bucato, occuparsi dei bambini etc… Molto tempo viene poi dedicato dagli uomini al ‘carving' l’intaglio del legno, e dalle donne al ‘weaving’, la tessitura dei tappeti. Anna passa alcune giornate ad aiutare le donne in questo lungo e complesso processo. Si comincia dalla raccolta delle foglie di pandano, che vengono poi rifilate, bollite, seccate al sole, lisciate una per una con l’ausilio di una conchiglia, appese in un ambiente asciutto e arieggiato ed infine arrotolate in bobine da cento foglie l’una. Questa fase preparatoria dura alcuni giorni, a seconda delle condizioni meteo (il tempo deve essere secco, condizione non così frequente a queste latitudini). Solo a questo punto comincia la tessitura dei tappeti, un lavoro a cui le donne dedicano un’intera giornata alla settimana, il martedì.






La vendita dei tappeti e degli oggetti in legno sono le uniche fonti di reddito della comunità. Vengono inviati alla capitale Suva con l’unica nave che collega Fulaga con il resto del paese, ogni 4-6 settimane.
Conosciamo gli equipaggi di Tiago, gli olandesi Kitty e Laurens e di Ann Charlotte, i portoghesi Rachel e Rui, e ci raggiungono due barche amiche, il Tanai con Corinna e Matteo, e Y2K con Ale e Max. Insieme esploriamo la grande laguna di Fulaga, in gommone, in canoa, a nuoto. Paolo e Matteo si cimentano, senza grande successo, con la tavola wing foil.
Ritroviamo, appena fuori dalla pass, sul lato nord i banchi di barracuda, dentici, e carangidi che avevamo già visto lo scorso anno, ancora più numerosi. Nuotano a mezz'acqua, avanti e indietro all'imboccatura della pass. Sul fondo invece scorrazzano alcune grandi cernie, diversi squali pinna bianca e tanti altri pesci. Un giorno vediamo anche un albimarginatus, che curioso viene a guardarci e poi se ne va. Assistiamo alla fecondazione delle uova dei pesci pappagallo, che tatticamente aspettano l’inizio della marea calante per dare più chance di sopravvivenza alle uova che verranno sospinte in mare aperto dalla corrente.
Facciamo lunghe nuotate all'interno della laguna. Un giorno, mentre nuotiamo su findo sabbioso incontriamo improvvisamente un polpo. La nostra sorpresa è grande, ma
la sua ancora di più. Siamo vicinissimi, meno di un metro, non scappa, (probabilmente
teme che noi si sia più veloci di lui e si sbaglia di grosso), si mette in
posizione di difesa e senza perderci di vista allarga tutti suoi tentacoli cercando
di mostrarsi il più grande possibile; in effetti la sua mole è impressionante, supera
il metro e mezzo di diametro e resta così, fermo, continuando a guardarci.
Siamo noi, dopo qualche minuto, a decidere di lasciarlo in pace e ce ne andiamo.
La reazione del polpo ci ha colpito: l'incontro con noi umani lo ha spiazzato, non
è stato in grado di valutare la migliore strategia di difesa, che sarebbe stata
senz'altro la fuga, in un attimo si sarebbe dileguato. Ha scelto invece di affrontarci,
cosa che, se nei confronti delle altre creature marine forse poteva funzionare,
di fronte a noi lo ha reso estremamente vulnerabile.
Con il passare delle settimane le nostre riserve in cambusa diminuiscono sensibilmente. La ricerca di cibo diventa una delle attività principali della giornata.
Per fortuna nelle tante spiaggette disseminate nella laguna, sotto uno strato di sabbia, si nascondono milioni di piccole vongole. Peccato che non offrano grandi possibilità di varietà nella preparazione, quindi dopo uno spaghetto oggi, una linguina domani, il menu, nel finale, diventerà assai ripetitivo….
Le noci di cocco sono l’altro elemento che abbonda sull’isola. Diventano una presenza costante a colazione, pranzo e cena, e anche a merenda naturalmente!
Alifereti e Bale, provvidenzialmente ci invitano a pranzo e ci offrono un delizioso coconut crab
Insieme al Tanai facciamo anche una scappata di qualche giorno a Ogea, un’altra perla figiana a 6 miglia di distanza da Fulaga. Le immagini parlano da sé.
A fine agosto riportiamo la
ZoomaX a Savusavu dove la lasciamo a riposo per qualche settimana,
mentre noi affrontiamo un viaggio in aereo di 36 ore per tornare a casa.
Un trasferimento breve, in termini assoluti, ma molto più faticoso di
qualsiasi traversata oceanica!
Al nostro ritorno a bordo il 12 ottobre, le previsioni meteo si affrettano a ricordarci che è ora di cambiare aria, e di farlo il più in fretta possibile, perché la stagione dei cicloni, che ufficialmente dovrebbe iniziare il 1 Novembre, quest’anno ha deciso di anticipare i tempi. Un ciclone si sta formando nella zona occidentale dell’Oceano Pacifico meridionale. Nei giorni successivi rinforza fino a raggiungere la categoria 5 , gli viene dato il nome Lola e fa rotta diretta su Vanuatu. Fiji per questa volta viene risparmiata, ma noi scalpitiamo per partire. La barca è pronta e il 20 si presenta una finestra meteo favorevole per cominciare la nostra traversata controvento verso la Polinesia Francese, nostra prossima meta. 3 giorni di navigazione facile, di bolina larga e traverso con mare gentile, giornate di sole e nottate piene di stelle, ci portano fino a Tonga dove veniamo accolti, con nostro stupore, da due balene. Devono essere due ritardatarie perché a quest’epoca dovrebbero già essere partite per l’ Antartide. Un bel tonno di 7-8 kg fornisce una buona scorta di proteine fresche all’equipaggio.
Ora siamo a Uoleva, Ha’apai, in attesa che l’aliseo molli di nuovo per consentirci di proseguire verso est.
Nel post precedente abbiamo dimenticato di parlare di un aspetto della vita in barca che negli ultimi mesi ha subito un cambiamento improvviso e radicale. Si tratta di una rivoluzione nell’ambito della comunicazione avvenuta in tempi rapidissimi: la creazione della rete Starlink. Con la messa in orbita di centinaia di satelliti, l’azienda di proprietà di Elon Musk ha reso disponibile, a prezzi ragionevoli, la connessione alla rete internet in ogni angolo del globo, oceani compresi. Poco prima di partire dalla Nuova Zelanda, abbiamo acquistato l’hardware - un’antenna satellitare connessa ad un router - ed il piano Roam, creato apposta per chi viaggia.
Dopo 6 mesi con Starlink a bordo, continuiamo ad avere un sentimento contrastante nei confronti dell’iperconnessione che questo strumento fornisce: ha portato con sé indubbi vantaggi in termini di sicurezza in mare e di vicinanza con i familiari e gli amici, ma ha anche tolto un po’ di quella magia e quel senso di avventura dato proprio dal non sapere cosa succede oltre l’orizzonte.
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L'antenna Starlink è quel rettangolo bianco vicino ai pannelli solari
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