Andare per mare, per conoscere la terra



martedì 1 ottobre 2013

Cook Islands, Rarotonga - Niue


Come ormai sembra diventata un’abitudine, anche questa volta abbiamo da raccontare qualche cosa di speciale inerente il post precedente.
Ancora a Maupiti, il giorno prima della nostra partenza, siamo usciti dalla pass con lo ZoomaXino alla ricerca delle balene. Ci è andata bene! Siamo in compagnia di Bram, Vivian, Flora e Leopoldo e, con i nostri tenderini, ci ritroviamo fianco a fianco con due begli esemplari di megattera. Stazionano piuttosto vicino alla pass, dove l’acqua è un po‘ torbida a causa della corrente uscente dalla laguna, immergendosi e riemergendo ogni dieci minuti circa per respirare.
Si spostano poco permettendoci di entrare in acqua ed ammirarle abbastanza da vicino tentando perfino di nuotare con loro (Claudio, no way, sono troppo veloci per noi.... un leggero colpo di coda e già sono lontane!).
 





L’emozione è grande, la piccola Flora, quasi due anni, al loro apparire lancia gridolini che non capiamo bene se siano di gioia o di preoccupazione. Perfino Leopoldo, in genere diffidente, si tuffa in acqua!
Il fondale su cui si muovono è attorno ai 20-30 metri e quando si immergono spariscono nella nebbia. In uno dei tentativi di andarle a cercare Paolo si ritrova faccia a faccia con una balena che, come un Cristo degli abissi, è rivolta a candela verso di lui con le sue grandi pettorali aperte..., lo vorrà abbracciare?

Si parte! La destinazione è ancora un atollo della Polinesia francese. Non riusciamo tanto facilmente a lasciarci alle spalle questo paese, decidiamo così di fare ancora una tappa a Mopelia.
ZoomaX è la capofila di una specie di convoglio di barche amiche: Yaya, Felice, Ithaka, Duende, Skye e Sirena of Oare.
Sono un centinaio le miglia da percorrere, l’arrivo è previsto l’indomani in mattinata. Ci aspetta una delle pass più strette mai affrontate, 18 metri, profondità minima di 4,5 m, corrente importante e inoltre, la cartografia la posiziona erroneamente, 200m più a nord. 



Felice entra per prima e mentre restiamo in attesa che finisca il suo percorso, Jo chiama sul 16 annunciandoci di avere toccato con la chiglia su un testa di corallo! Yaya, che non è in ascolto, entra a ruota.... e per fortuna passa senza incidenti. Tocca a noi, dopo aver fatto un bel respiro ….  via ….. entriamo a manetta, senza guardare il plotter che ci dichiara spacciati sul reef... la sorte e la presenza di Rod, amico neo zelandese che col suo tender ci fa strada, ci consentono un ingresso senza problemi.
In laguna vi sono già diverse barche ormeggiate, tra queste State of Mind, di Rod e Brenda, e Saliander, già incontrati a Tahanea.
Ci ormeggiamo sul lato est della laguna, l’indomani vorremmo vedere la pass in immersione. La giornata è bella, Leopoldo ci fa assistenza in superficie, la corrente è uscente, ci immergiamo e, trascinati rapidamente verso l’oceano, vediamo con i nostri occhi l’orografia del fondo della pass comprendendo come Felice possa aver toccato. C’è un sacco di pesce, dentici rossi, una decina di squali grigi, un pinna bianca, una manta, un’aquila di mare, tonni denti di cane, un bel assembramento di barracuda pinna gialla, un relitto e, dopo essere passati attraverso un vortice che ci ha sballottati su e giù per la gioia nostra e dei computer subacquei ci ritroviamo in oceano.


L’acqua è meravigliosamente limpida e, dopo aver esplorato la parete a sud della pass, cominciamo la risalita. Il corallo è per lo più in cattivo stato, tranne nelle zone più protette.



Ad un certo punto avvistiamo qualche cosa che subito non siamo in grado di riconoscere. Una volta più vicini ci rendiamo conto di essere capitati proprio nel bel mezzo di un festino: due guardoni, che se la daranno a gambe al nostro arrivo, e due protagonisti che, loro malgrado, si faranno filmare durante le loro sfrenate evoluzioni...


Alla sera viene organizzata una bella festa a casa di Hina, una dei 7 abitanti di Mopelia! Siamo almeno 30 persone. Tutti portano da mangiare e da bere, e dopo cena..... canti e balli polinesiani!


Il giorno dopo si parte per le Cook Islands. Sono 15 isole tra la Polinesia francese e Tonga, sparpagliate nell’oceano e molto distanti una dall’altra. Questo ci costringe a sceglierne una da visitare, saltando le altre. Dopo varie riflessioni, decidiamo di fare tappa a Rarotonga, dove si trova la capitale, Avarua, che concentra la quasi totalità della popolazione; ci piacerebbe vedere come vivono i Cookiani (si dirà così?). 
Partiamo in flottiglia, con noi: Yaya, Skye, Duende, Ithaka e Sirena of Oare. Sparati come proiettili fuori dalla pass dando uno sguardo alla nostra poppa per controllare che su Yaya tutto proceda bene, una megattera ci regala lo spettacolo di un paio di tuffi a “tutto corpo” con una vera esplosione di spruzzi. La giornata è splendida, colori mozzafiato, il mare di un blu impensabile e le megattere che ci salutano... cosa si può desiderare ancora? Forse un po’ più d’aria... i 10-12 nodi di vento sono un po’ pochini per un’andatura portante. Ad ogni modo ci diamo da fare per far camminare la ZoomaX riempiendola di vele...



Il secondo giorno di traversata il vento rinfresca e mercoledì 11 settembre, dopo 68 ore di navigazione, arriviamo a Rarotonga sotto violenti groppi e raffiche a 35 nodi.
L’isola nella sua conformazione ricorda un po’ Moorea con montagne lussureggianti, picchi e pinnacoli all’interno, ed una barriera lungo la costa, molto vicina, praticamente senza laguna.
La sosta ad Avarua si rivelerà complicata. Il porto, prevalentemente dedicato al traffico commerciale, è esposto a nord e comunque soggetto a forte risacca.



Per i primi 4 giorni soffia un forte vento da ENE che non garantisce la sicurezza delle barche in porto, quindi restiamo a bordo salvo per qualche puntata a terra per sbrigare le formalità doganali e fare qualche veloce commissione. La cittadina è comunque simpatica, con una grande strada commerciale lungo il mare e stradine trasversali che portano alle zone residenziali; la gente è molto cordiale e disponibile, come in Polinesia francese, ma con un tocco ‘british’. La  cattedrale di St. Joseph è una bella costruzione circolare, accogliente, luminosa. Le funzioni sono molto frequentate, durante le quali i bambini giocano nel bel giardino antistante, ricco di bouganvilles, frangipane e arbusti di tiaré. Il sabato mattina c’è il mercato, proprio vicino al porto, vivace, e c’è un supermercato ben fornito, tutto proviene dalla Nuova Zelanda.
Lunedì finalmente le condizioni meteo ci consentono di visitare Rarotonga. Affittiamo una macchina con Vivian, Bram e la piccola Flora, e facciamo 2 volte il giro dell’isola (circa 32 Km di circonferenza). Il primo lungo il mare, fermandoci sulla costa est per pranzare in un ristorantino sulla spiaggia dell’unica zona in cui ci sono dei motu e un po’ di laguna. Qui si concentrano gli alberghi (le Isole Cook sono luogo prediletto dai neo-zelandesi per brevi vacanze). Nel pomeriggio prendiamo la strada parallela, più all’interno, che costeggia campi coltivati. Tanti alberi di papaye, manghi, tuberi, banani, e altro. Le abitazioni, sempre pre-fabbricati di legno colorati, sono più curate rispetto alla Polinesia francese, quasi tutte con magnifici prati intorno e  fiori ovunque.
Martedì facciamo un trekking di 4 ore insieme ad un gruppo di amici. Attraversiamo l’isola a piedi lungo un sentiero che risale le montagne verso il centro e scende dall’altra parte. Il percorso è stretto e ripido, il suolo è ricoperto di radici che nei tratti più impervi formano delle incredibili scalinate naturali.

Troviamo decine di orchidee selvatiche sugli alberi. Peccato non sia stagione di fioritura…
In alto si cammina a lungo in cresta, senza quasi rendersene conto per la folta vegetazione che ostruisce la vista.
Solo in un punto vediamo per un attimo le vallate sotto di noi ed il mare a nord e a sud. 



Sul lato sud scendiamo lungo un ruscello e troviamo delle enormi felci, bellissime.


Rientriamo al porto con l’autobus.

Le previsioni per i prossimi giorni danno vento a 20-25 nodi da est-sud-est, le condizioni ideali per andare a Niue, nostra prossima destinazione. Si parte mercoledì 18, nel pomeriggio.
La traversata è piacevole, salvo l’ultima notte, in cui riduciamo tela, per rallentare e non arrivare con il buio, con il risultato di subire maggiormente le onde. Arriviamo a Niue domenica 22 settembre, al mattino, dopo aver percorso 603 miglia e pescato un bel wahoo di un metro.


L’isola appare all’orizzonte con il sorgere del sole. E’ un grande tavolato corallino alto qualche decina di metri sul mare. Passiamo a sud per raggiungere la costa ovest e ci fermiamo ad una boa del Niue Yacht Club. L’acqua ha una trasparenza incredibile. Vediamo bene il fondo, quasi 40 metri sotto di noi.


Niue è il più piccolo stato indipendente al mondo, pur in libera associazione con la Nuova Zelanda. Nel 2004 è stato vittima di uno dei più violenti uragani della storia, Heta, che ha scagliato sull’isola venti a 300 Km/h e onde alte 50 metri. A seguito di questo evento devastante molti abitanti sono emigrati in Nuova Zelanda e ora Niue conta soltanto 1.500 teste.
Scendiamo a terra e sbrighiamo le formalità di entrata sul molo, quarantena ed immigrazone, manca l’ufficiale della dogana.... dov’è? Dopo varie ricerche i suoi colleghi lo trovano allo Yacht Club, impegnato a guardare la Coppa America di vela alla televisione! Ci chiede di raggiungerlo là. 
Alofi, il principale centro abitato di Niue, è stato interamente ricostruito dopo l’uragano, quindi tutto appare nuovo e ben tenuto.
Nel giro di un paio di giorni arrivano anche le altre barche amiche, Skye, Ithaka, Sirena of Oare, Duende e la banda di scandinavi al gran completo, Felice, Salsa, Miss My. Norvegese è anche Blue Marble, il catamarano che un paio di settimane fa ha avuto un incidente ed è finito a scogli proprio qui a Niue. La notizia si era subito sparsa in radio tra le barche in navigazione nel sud Pacifico. Troviamo l’equipaggio, una numerosa comitiva di amici che non ha perso l’allegria, a terra ospiti da una famiglia locale. Durante la nostra permanenza venderanno il relitto della loro barca ad una giovane coppia di francesi con due bambini, anch’essi di passaggio a Niue.
Affittiamo una macchina e andiamo in giro. La giornata ci riserva una sorpresa dietro l’altra, l’isola è magnifica. L’interno è ricoperto da una fitta foresta, mentre  lungo la costa si susseguono grotte e spaccature nella roccia calcarea in cui si creano dei veri e propri canyon e delle piscine naturali bellissime.
Togo Chasm:





La spuma dell’oceano in una giornata tranquilla, sembra neve fresca!


Flora si concede un riposino


Avaiki Cave:


Facciamo il bagno in queste acque cristalline


Limu Pools:




Durante una di queste nuotate, sentiamo sott’acqua il canto delle balene. Non riusciamo a vederle, ma è una grande emozione sentirle.
La acque di Niue sono anche infestate di serpenti di mare, licauta colubrina è il nome scientifico. Pare siano velenosissimi, ma dicono anche che, poiché hanno la bocca troppo piccola, non sono in grado di morderci. Meglio così perché ce li troviamo spesso davanti al naso mentre risalgono velocemente dal fondo per respirare in superficie.



Ultima tappa: Talava Arches:




Purtroppo è ora di ripartire. Saremmo rimasti volentieri ancora qualche giorno a Niue, ma l’arrivo di un fronte previsto per la prossima settimana ci induce a dirigerci  velocemente verso le acque più ridossate di Vava’u, a Tonga.
Partiamo sabato 28 settembre. Durante la notte successiva, alla longitudine 171°58’540 passiamo il meridiano diametralmente opposto a quello di Imperia, porto da cui siamo partiti. Siamo esattamente dall’altra parte del mondo!
Un altro evento caratterizza questa breve traversata. La data di lunedì 30 settembre 2013, rimarrà impressa nella nostra memoria per essere un giorno che non avremo mai vissuto! Infatti, entrando nelle acque territoriali di Tonga si passa la linea del cambio data, ed andando verso ovest, si spostano gli orologi avanti di un giorno. Quindi da domenica 29 settembre, siamo passati direttamente a martedì 1 ottobre. Strana sensazione! Nel dubbio abbiamo comunque festeggiato con una delle ultime bottiglie di prosecco gelosamente conservate a bordo!
E ora eccoci nel regno di Tonga, dove ci fermeremo circa un mese, curiosi di visitare uno dei pochi paesi del pacifico a non essere mai stati colonizzati.


Continuiamo a tracciare la nostra posizione su http://www.youposition.it/it/map/3445/andare-per-mare-per-conoscere-la-terra.aspx

martedì 3 settembre 2013

Polinesia - Isole della Società



Dopo le isole vulcaniche delle Marchesi, alte, scure, con una folta vegetazione lussureggiante, e gli atolli delle Tuamotu, antiche isole vulcaniche - sprofondate nei millenni - di cui oggi restano solo le lagune circondate da magnifiche barriere coralline che nel frattempo si sono sviluppate sulle coste delle montagne, le Isole della Società, da un punto di vista geologico, sono a metà ciclo tra le Marchesi e le Tuamotu. Le formazioni vulcaniche stanno lentamente sprofondando, e le barriere coralline continuano a crescere; il risultato è un insieme di isole montagnose circondate da lagune turchesi protette da barriere coralline a pelo d’acqua.
Con le Isole della Società non c’è amore a prima vista. Il primo contatto è con una città, Papeete. Ed è un brusco ritorno alla civiltà! Traffico, rumori, smog... ma non tutti i mali vengono per nuocere... ci fiondiamo al grande Carrefour dove riempiamo il carrello di prelibatezze che non vedevamo da quando abbiamo lasciato l’Europa, formaggi freschi, foie gras, prosciutti spagnoli, vini francesi (poche bottiglie, perché i prezzi sono proibitivi!), prodotti biologici, e tanto altro.
Facciamo anche le pratiche per poter ottenere il gasolio detassato e prima di lasciare Papeete facciamo il pieno ai serbatoi di ZoomaX al prezzo di circa 0,90 € al litro.
Dopo quasi una settimana di permanenza a Tahiti, lasciamo questa grande isola e ripartiamo per visitare le Îles-sous-le-vent: Huahine, Raiatea, Tahaa, Bora Bora e Maupiti. Florian di Adonf è a bordo con noi.


Atterriamo a Huahine dopo una navigazione notturna scomoda, con poco vento e mare disordinato. L’ingresso in laguna è agevole, la pass Avehi è larga e senza corrente. Le ansie delle pass delle Tuamotu sono solo un ricordo. Percorriamo in direzione sud le circa 8 miglia di canale segnalato all’interno della laguna. Il panorama è scenografico, con l’isola e la sua bella vegetazione a sinistra ed il reef con tutte le sue sfumature di turchese a destra.
 


Ci ancoriamo nella Baie d’Avea dove ci sono altre 10 barche. I colori sono strepitosi. A terra c’è qualche casa, un ristorante ed un resort molto accogliente con gli equipaggi delle barche. La baia è protetta a sud-est; il vento è sui 20-25 nodi, ma forti raffiche fanno brandeggiare le barche di quasi 180°. Ci fermiamo 3 giorni, durante i quali facciamo qualche nuotata, andiamo a spasso, in parte a piedi in parte in autostop, facendo strani incontri...



A Raiatea ritroviamo Alex, insieme a Carole, la sua compagna, e Adonf, ancora senza albero ma con l’impegno dello sponsor principale a finanziare la riparazione della barca e la ripresa del giro del mondo. Si festeggia!



Un altro motivo per festeggiare è l’anniversario della nostra partenza da Imperia, il 14 agosto 2012; in questo anno, insieme a ZoomaX abbiamo:
- percorso 14.000 miglia
- navigato per 2.400 ore
- tagliato 159 meridiani e 53 paralleli, tra cui l'equatore
- visitato 11 paesi
- attraversato 2 oceani

Brava ZoomaX!

Da Tahaa la vista su Bora Bora, di giorno e al tramonto, è un assaggio della sua straordinaria bellezza.



Nella ‘Perla del Pacifico’ arriviamo il 17 agosto. Dopo un notte al Bora Bora Yacht Club ci spostiamo subito nel lato est della laguna, insieme agli amici di Refola. Questo versante è caratterizzato da bassi fondali quasi al limite del pescaggio di ZoomaX. Sui motu all’esterno della laguna si susseguono resort con centinaia di bungalow sull’acqua. Non sembrano molto frequentati. La crisi pare abbia colpito pesantemente il turismo in Polinesia. Percorriamo un canale, indicato da segnali laterali e cardinali, a zig-zag tra teste di corallo che sfilano sotto la chiglia di ZoomaX a 3-4 metri di profondità, passaggio necessario per raggiungere la punta sud-est della laguna. Paolo al timone, Anna a prua, entrambi ..... come dire ..... a chiappe strette!




Nei giorni successivi andiamo in giro con il tender, troviamo acque chiarissime, sembra un’immensa piscina! Nuotiamo intorno ai motu Piti Uu Uta e Piti e Piti UU Tai, dove troviamo un giardino di corallo con una buona quantità di pesce, che intuiamo essere nutrito, per come si avvicina. Il corallo purtroppo è in cattivo stato, distrutto principalmente dall'Acanthaster, che si è moltiplicata a causa della scomparsa dei suoi naturali predatori, il pesce Napoleone e la Charonia tritonis, entrambi attivamente cacciati dai pescatori locali.




Il 23 agosto, giorno del compleanno di Anna, facciamo 2 belle immersioni in un canale dove le mante vanno a farsi togliere i parassiti dai pesci pulitori. Vederle in queste ‘cleaning stations’ è la situazione ideale, sono molto tranquille, praticamente immobili. Le fotografiamo e riprendiamo a lungo.





Un bel regalo di compleanno!

Ora siamo Maupiti da qualche giorno. Siamo partiti di notte da Bora Bora e siamo arrivati qui all’alba, in quanto l'ingresso di questa laguna è abbastanza difficile, con una pass stretta e lunga, e tutti ci avevano consigliato di entrare presto al mattino, perché ci sarebbe stata meno corrente; così è stato. Ma, con il sole basso, l'acqua torbida e un po' storditi per il poco sonno, non ci siamo accorti che la laguna era costellata di patate più o meno profonde…. e così, ad un certo punto, la chiglia di ZoomaX, con i suoi 2,40 m di pescaggio, ha dato una bella craniata contro una testa di corallo! Per fortuna il sonar di prua aveva segnalato una veloce risalita del fondo e Paolo era già in retromarcia, quindi l'impatto è stato a bassa velocità, e non abbiamo avuto danni rilevanti, ce la siamo cavata con un bozzo sul bulbo di piombo. La sensazione a bordo, però è stata bruuuuttttaaaa!!!
In questi giorni ci stiamo dedicando alla vita di terra, alla scoperta dell'ultimo scalo polinesiano. Dopo aver affittato le bici per fare il giro dell’isola, abbiamo letteralmente scalato la montagna che sovrasta l’isola, per vedere la vista dall’alto. Ne è valsa la pena!




Non appena ci sarà una buona finestra di vento rimetteremo prua verso ovest alla volta delle isole Cook.
Lasciamo la Polinesia francese, dopo più di 3 mesi, con grande dispiacere. Ci è piaciuta molto, per la sua varietà di paesaggi, e per la sua gente così pacifica, solare, generosa e disinteressata. Vi raccontiamo un episodio emblematico accaduto un paio di giorni fa: Anna scende a terra con un amico che ha bisogno di pane. Chiede informazioni ad una signora, sull'uscio di casa, e lei gli spiega che la panetteria è un po' lontana, meglio andarci in bici, dice, e senza pensarci un minuto gli presta la sua! Questa è la Polinesia! Siamo stati bene e ci mancherà.


giovedì 8 agosto 2013

Polinesia - Tuamotu II

Adonf ha disalberato! Mentre aspettiamo Alex e Flo a Toau, riceviamo un messaggio sul telefono satellitare in cui ci dicono di aver perso perso albero e vele; stanno lentamente derivando verso Rangiroa con un armo di fortuna. Partiamo subito per raggiungerli e li troviamo così, con il boma al posto dell’albero e 2 piccole vele da tempesta al posto di randa e fiocco... demoralizzati ma sani e salvi!


Cerchiamo di recuperare il morale dedicandoci alla scoperta di Rangiroa. Facciamo snorkeling e guardate che magnifiche sculture troviamo tra le formazioni coralline



una giornata viene dedicata al kitesurf
 

gironzoliamo tra i motu di Rangiroa
 

con i suoi colori mozzafiato





Ricaricate le batterie, Alex e Flo decidono di portare Adonf a Raiatea per tentare di recuperare un albero nuovo e riprendere il loro giro del mondo. Partono con 25-30 nodi di vento da sud-est che dovrebbe spingerli per le 250 miglia che dovranno percorrere con il loro armo di fortuna. Finiranno per trovarsi senza vento a 30 miglia da Raiatea, ma fortunatamente un catamarano li rimorchierà fino a destinazione.

Su Zoomax invece arrivano gli amici Giulietta e Paolo con Federica, Chiara e Camilla. Con loro restiamo ancora qualche giorno a Rangiroa.




Il 30 luglio, alle 16:30 salpiamo l’ancora per affrontare la pass Tiputa e le 200 miglia che ci separano da Moorea. L’ultima pass delle Tuamotu ci fa vivere ancora una “bella” emozione. La corrente è uscente e sostenuta, ZoomaX salta come un cavallo imbizzarrito!




La navigazione comincia al portante con poca aria fin quando non lasciamo il canale che separa Rangiroa da Tikehau. Il giorno seguente le condizioni ci faranno fare ginnastica, issiamo quasi tutte le conformazioni di vele di cui disponiamo. A ridosso di Moorea la situazione diventerà un po’ “noiosa” dati i groppi e la bolina strettissima a cui siamo obbligati per raggiungere la baia di Cook. Botte da orbi ed acqua per un paio d’ore, e poi la calma di una baia ben protetta.



Il 3 agosto arriviamo a Tahiti, nella capitale Papeete, dove la banda Cerruti riprende l’aereo per tornare a casa a San Francisco.
Dopo 4 mesi di oceano e natura incontaminata, ci ritroviamo di nuovo in una città;  ci fermeremo qui qualche giorno per fare un po’ di manutenzione a ZoomaX, rimpolpare la cambusa, riempire  i serbatoi di carburante, le bombole di gas, etc. Ecco Paolo in partenza per andare alla ricerca di pezzi di ricambio.


Nelle prossime righe vorremmo lasciare la nostra testimonianza sui luoghi che abbiamo visitato alle Tuamotu, in cui abbiamo avuto il privilegio di navigare per quasi 2 mesi, e che abbiamo amato moltissimo. Speriamo possa  essere utile a futuri ‘colleghi’ che avranno la fortuna di navigare in questi atolli meravigliosi!

MAKEMO:
Pouheva - villaggio: 16°37,668S 143°34,387W, fondo sabbioso con molte teste di corallo. Con vento da sud-est l’ancoraggio è esposto. In situazione di calma è invece molto bello.
Ci sono 2 negozi, il più grande ha un buon assortimento. La nave con i rifornimenti da Tahiti arriva il giovedì. Tutto il fresco finisce nel giro di mezza giornata. C’è anche una panetteria. Non c’è benzinaio. Il carburante viene venduto dai negozi, se disponibile.
La laguna è disseminata di colonne di corallo affioranti, alcune difficili da individuare, perché più piccole e meno in superficie. Guai a navigare senza una buona luce!
Napahere: 16°42’843S, 143°28’074W Il punto di ancoraggio è affascinante: un piccolo motu con reef a destra e sinistra, in alcuni punti affioranti e ricoperti di sabbia che a tratti forma delle dune. Altro bel motu poco più ad est. Ci siamo fermati alcuni giorni. Nuotando negli hoa o intorno alle patate abbiamo visto diversi piccoli di squali pinna nera. Pescato anche un bel polpo di 3 chili!
Altre barche ci hanno detto che vale la pena ritornare al villaggio costeggiando il lato est dell’atollo.
Punaruku: 16°31’133S, 143°49’337W Il motu è bello, con una ampia spiaggia. Camminando verso sud si trova, nascosto tra la vegetazione un piccolo cimitero. Un paio di tombe riportano l’anno di sepoltura, che risale ai primi del ‘900.
Teava: 16°27’527S, 143°58’258W. Fondo di 10-15 metri. Ancoraggio difficile. La zona è costellata di grandi teste di corallo che risalgono dal fondo anche per 5-6 metri. Rare le aree di sabbia.
La pass Tapuhiria è bella. Merita fare sia snorkeling sia diving. Noi abbiamo visto la parete di sud, ricca di corallo e di pesce.
Con corrente entrante l’acqua è molto limpida. Interessante anche il lato esterno del reef.

TAHANEA:
Atollo disabitato.
CI sono 3 pass. Noi siamo entrati dalla quella di Teavatapu (centrale).
Teaukiri: 16°51’057S, 144°41’602W, 8-10 metri di fondo sabbioso con patate sparse. Mentre andavamo a terra abbiamo incontrato 2 giovani pescatori che si sono raccomandati di non depositare niente a terra, in quanto ci sono dei ragni velenosi; meglio evitare di portarseli a bordo.
Nella pass di Teavatapu, nel lato laguna della parete ovest troviamo un bel giardino di corallo, con molto pesce, grandi cernie, pesci napoleone, squali, carangidi, balestra ed altro.
Non abbiamo visto la pass di Otao, ma ci hanno detto essere interessante.
Sud-est: 16°57’188S - 144°34’929W. Il fondale è buono con sabbia e poche patate. L’acqua è molto bella. Ottimo ridosso con forte maraamu.

FAKARAVA:
Rotoava - villaggio: 16°03,561S 145°37,270W, 15 metri di fondo sabbioso con molte patate. Si trova a nord-ovest di Fakarava. Con il vento da sud-est l’ancoraggio è esposto, e a causa delle grandi dimensioni dell’atollo il fetch è sufficiente perché si formino onde pericolose. In nostra presenza una barca è finita a scogli. 
Nel villaggio ci sono 2 negozi, più un verduriere. . La nave con i rifornimenti da Tahiti arriva il giovedì. Non c’è benzinaio. Il carburante viene venduto direttamente dalla nave che lo trasporta.
Durante la nostra permanenza a Fakarava il tempo è stato pessimo, con forti piogge, vento di direzione ed intensità variabili. Questo non ci ha consentito di visitare la zona sud-est dell’atollo, che altre barche ci hanno detto meritare una lunga sosta.

TOAU:
Siamo stati ad Anse Amyot, sul lato nord-ovest dell’atollo: 15°48’209S - 146°09’110W: c’è una pass che porta in una zona di ancoraggio attrezzata con dei gavitelli da una famiglia locale, e protetta dal resto della laguna da un un reef. Da Anse Amyot non si accede al resto dell’atollo. I colori sono spettacolari e c’è tanto pesce.
Non abbiamo fatto immersioni ma una coppia di sub tedeschi ci ha detto che la parete esterna dell’atollo sul lato nord della pass è interessante, il tratto più bello è a circa 1 nm a nord della pass.

RANGIROA:
Pass Tiputa: è fondamentale entrare con lo slack, perchè la corrente può essere molto forte. All'ingresso ci sono delle standing waves notevoli, e se c'è anche vento si creano delle onde statiche a centro pass molto alte.  Il lato migliore da cui passare è quello di sinistra entrando.
Ancoraggio: la zona ad ovest della pass, davanti al resort Kia Ora, è esposta al vento di SE, ma il rollio è accettabile anche con vento forte. Noi eravamo ancorati alle coordinate 14°58,040S, 147°38,327W, in 12 metri di fondo con numerose patate. C'è un ottimo molo per sbarcare e lasciare il tender, protetto in ogni condizione
Villaggi: ci sono 2 villaggi. Il primo, Tiputa, si trova ed est della pass di Tiputa, collegato con una barca-navetta che parte ogni mezzora circa dal molo (quando c'è corrente forte attraversare la pass con il gommoncino può essere difficile). Non ci siamo stati, ma sappiamo esserci la posta ed un paio di negozi. Il secondo villaggio si chiama Avatoru, ed è vicino alla pass di Avatoru. Per arrivarci ci sono circa una dozzina di chilometri (a metà strada circa si trova l’aeroporto). Anche lì c’è un negozio, la posta, un paio di ristorantini molto basic.
Rifornimenti: Non è necessario andare nei villaggi per fare la spesa, in quanto ci sono 2 negozi anche vicino al pontile.
La nave dei rifornimenti da Tahiti arriva il mercoledì mattina.
Per il carburante c’è un distributore per le auto al villaggio di Avatoru. Niente a Tiputa.
Ristoranti: c’è un ristorante raggiungibile a piedi dal molo, gestito da una francese, con buona cucina e terrazza strepitosa sulla pass: Les Relais de Josépine – Tel. +689 960200 . http://relaisjosephine.free.fr
Snorkeling & diving: La pass di Tiputa è un tripudio di pesce e squali. Bello fare drift snorkeling con la corrente entrante (quando non è troppo forte). Si può andare a piedi dal pontile alla punta esterna della pass, entrare in acqua e farsi trasportare dalla corrente. Se ci si tiene ben vicini al reef di destra, si arriverà direttamente al pontile a nuoto. Merita.
C’è poi la zona chiamata dai locali l’Acquarium, a ridosso del piccolo isolotto a fine pass, piena di pesci di barriera, adatta anche ai bambini. Ci sono dei gavitelli a cui attaccare il gommone.
Per le immersioni è meglio appoggiarsi ad uno dei diving per sfruttare la loro conoscenza dei punti e della corrente.
La navigazione all’interno della laguna di Rangiroa richiede attenzione, soprattutto nella parte Est, dove c’è una grande concentrazione di patate. Le nostre tappe a Rangiroa:
Faama: 15°14,006S 147°42,207W, circa 10 metri di fondo con sabbia e poche patate. Buon ridosso con vento da sud-est, un po’ di rollio se il vento gira ad est. Un paio di motu più ad ovest vive una simpatica famiglia di polinesiani, accoglienti e molto gentili. Bello nuotare nell’hoa. Ci sono delle patate che sembrano magnifiche sculture.
Tereremanu: 15°18,271S, 147°26,674W, circa 10 metri di fondo sabbioso. L’ancoraggio è protetto dal SE da una punta di reef che sporge dal motu, dove c’è abbastanza pesce.
Tetaraine: 15°18S, 147°23W E’ un motu privato, pare di un italiano. Se c’è vento non è un buon ancoraggio per la notte, ma è molto molto bello. I colori della laguna, qui, sono straordinari anche per le Tuamotu. Merita una sosta.
Teruatupua: 15°18’442S, 147°18’864W. 10 metri, di fondo sabbioso con diverse patate. Il motu viene evidentemente curato. Le palme hanno il sottobosco pulito. C’è un bel hoa sul lato ovest, dove nuotare. Sul motu Teu vive un ragazzo che si chiama Heremoana, ha 20 anni e vive da solo qui. Pesca, pesce ed aragoste, ed è ben felice di offrirle alle barche di passaggio. Ci ha anche proposto di andare con lui a raccogliere i granchi da cocco che abbondano nel piccolo motu ad est di Teu e si cercano di notte.
Atiati Rahi: 15°18’,031S, 147°18,116W in 8 metri. Il fondo è di sabbia con molte patate. Molto scenografico.
Non ci siamo inoltrati più ad est, a causa del forte vento di quei giorni, e l’elevata concentrazione di patate, ma verso la punta dell’atollo dovrebbe esserci una bella zona di sabbie rosa.
Nao Nao: 15°10,10S, 147°30,38W. E’ uno scoglio, valida tappa diurna per fare snorkeling o diving (condizioni meteo permettendo). C’è tanto pesce, abbiamo visto tonni, squali, aquile di mare e tanto altro.
Mahitu: 15°03,718S, 147°32,330W. Sosta notturna prima di rientrare a Tiputa. Niente di speciale.
Durante la nostra permanenza a Rangiroa, c’è sempre stato vento forte, non abbiamo avuto la possibilità di visitare il lato ovest dell’atollo, quindi non abbiamo informazioni dirette sulla famosa laguna blu.


Continuiamo a tracciare la nostra posizione su http://www.youposition.it/it/map/3445/andare-per-mare-per-conoscere-la-terra.aspx