Andare per mare, per conoscere la terra



martedì 3 settembre 2013

Polinesia - Isole della Società



Dopo le isole vulcaniche delle Marchesi, alte, scure, con una folta vegetazione lussureggiante, e gli atolli delle Tuamotu, antiche isole vulcaniche - sprofondate nei millenni - di cui oggi restano solo le lagune circondate da magnifiche barriere coralline che nel frattempo si sono sviluppate sulle coste delle montagne, le Isole della Società, da un punto di vista geologico, sono a metà ciclo tra le Marchesi e le Tuamotu. Le formazioni vulcaniche stanno lentamente sprofondando, e le barriere coralline continuano a crescere; il risultato è un insieme di isole montagnose circondate da lagune turchesi protette da barriere coralline a pelo d’acqua.
Con le Isole della Società non c’è amore a prima vista. Il primo contatto è con una città, Papeete. Ed è un brusco ritorno alla civiltà! Traffico, rumori, smog... ma non tutti i mali vengono per nuocere... ci fiondiamo al grande Carrefour dove riempiamo il carrello di prelibatezze che non vedevamo da quando abbiamo lasciato l’Europa, formaggi freschi, foie gras, prosciutti spagnoli, vini francesi (poche bottiglie, perché i prezzi sono proibitivi!), prodotti biologici, e tanto altro.
Facciamo anche le pratiche per poter ottenere il gasolio detassato e prima di lasciare Papeete facciamo il pieno ai serbatoi di ZoomaX al prezzo di circa 0,90 € al litro.
Dopo quasi una settimana di permanenza a Tahiti, lasciamo questa grande isola e ripartiamo per visitare le Îles-sous-le-vent: Huahine, Raiatea, Tahaa, Bora Bora e Maupiti. Florian di Adonf è a bordo con noi.


Atterriamo a Huahine dopo una navigazione notturna scomoda, con poco vento e mare disordinato. L’ingresso in laguna è agevole, la pass Avehi è larga e senza corrente. Le ansie delle pass delle Tuamotu sono solo un ricordo. Percorriamo in direzione sud le circa 8 miglia di canale segnalato all’interno della laguna. Il panorama è scenografico, con l’isola e la sua bella vegetazione a sinistra ed il reef con tutte le sue sfumature di turchese a destra.
 


Ci ancoriamo nella Baie d’Avea dove ci sono altre 10 barche. I colori sono strepitosi. A terra c’è qualche casa, un ristorante ed un resort molto accogliente con gli equipaggi delle barche. La baia è protetta a sud-est; il vento è sui 20-25 nodi, ma forti raffiche fanno brandeggiare le barche di quasi 180°. Ci fermiamo 3 giorni, durante i quali facciamo qualche nuotata, andiamo a spasso, in parte a piedi in parte in autostop, facendo strani incontri...



A Raiatea ritroviamo Alex, insieme a Carole, la sua compagna, e Adonf, ancora senza albero ma con l’impegno dello sponsor principale a finanziare la riparazione della barca e la ripresa del giro del mondo. Si festeggia!



Un altro motivo per festeggiare è l’anniversario della nostra partenza da Imperia, il 14 agosto 2012; in questo anno, insieme a ZoomaX abbiamo:
- percorso 14.000 miglia
- navigato per 2.400 ore
- tagliato 159 meridiani e 53 paralleli, tra cui l'equatore
- visitato 11 paesi
- attraversato 2 oceani

Brava ZoomaX!

Da Tahaa la vista su Bora Bora, di giorno e al tramonto, è un assaggio della sua straordinaria bellezza.



Nella ‘Perla del Pacifico’ arriviamo il 17 agosto. Dopo un notte al Bora Bora Yacht Club ci spostiamo subito nel lato est della laguna, insieme agli amici di Refola. Questo versante è caratterizzato da bassi fondali quasi al limite del pescaggio di ZoomaX. Sui motu all’esterno della laguna si susseguono resort con centinaia di bungalow sull’acqua. Non sembrano molto frequentati. La crisi pare abbia colpito pesantemente il turismo in Polinesia. Percorriamo un canale, indicato da segnali laterali e cardinali, a zig-zag tra teste di corallo che sfilano sotto la chiglia di ZoomaX a 3-4 metri di profondità, passaggio necessario per raggiungere la punta sud-est della laguna. Paolo al timone, Anna a prua, entrambi ..... come dire ..... a chiappe strette!




Nei giorni successivi andiamo in giro con il tender, troviamo acque chiarissime, sembra un’immensa piscina! Nuotiamo intorno ai motu Piti Uu Uta e Piti e Piti UU Tai, dove troviamo un giardino di corallo con una buona quantità di pesce, che intuiamo essere nutrito, per come si avvicina. Il corallo purtroppo è in cattivo stato, distrutto principalmente dall'Acanthaster, che si è moltiplicata a causa della scomparsa dei suoi naturali predatori, il pesce Napoleone e la Charonia tritonis, entrambi attivamente cacciati dai pescatori locali.




Il 23 agosto, giorno del compleanno di Anna, facciamo 2 belle immersioni in un canale dove le mante vanno a farsi togliere i parassiti dai pesci pulitori. Vederle in queste ‘cleaning stations’ è la situazione ideale, sono molto tranquille, praticamente immobili. Le fotografiamo e riprendiamo a lungo.





Un bel regalo di compleanno!

Ora siamo Maupiti da qualche giorno. Siamo partiti di notte da Bora Bora e siamo arrivati qui all’alba, in quanto l'ingresso di questa laguna è abbastanza difficile, con una pass stretta e lunga, e tutti ci avevano consigliato di entrare presto al mattino, perché ci sarebbe stata meno corrente; così è stato. Ma, con il sole basso, l'acqua torbida e un po' storditi per il poco sonno, non ci siamo accorti che la laguna era costellata di patate più o meno profonde…. e così, ad un certo punto, la chiglia di ZoomaX, con i suoi 2,40 m di pescaggio, ha dato una bella craniata contro una testa di corallo! Per fortuna il sonar di prua aveva segnalato una veloce risalita del fondo e Paolo era già in retromarcia, quindi l'impatto è stato a bassa velocità, e non abbiamo avuto danni rilevanti, ce la siamo cavata con un bozzo sul bulbo di piombo. La sensazione a bordo, però è stata bruuuuttttaaaa!!!
In questi giorni ci stiamo dedicando alla vita di terra, alla scoperta dell'ultimo scalo polinesiano. Dopo aver affittato le bici per fare il giro dell’isola, abbiamo letteralmente scalato la montagna che sovrasta l’isola, per vedere la vista dall’alto. Ne è valsa la pena!




Non appena ci sarà una buona finestra di vento rimetteremo prua verso ovest alla volta delle isole Cook.
Lasciamo la Polinesia francese, dopo più di 3 mesi, con grande dispiacere. Ci è piaciuta molto, per la sua varietà di paesaggi, e per la sua gente così pacifica, solare, generosa e disinteressata. Vi raccontiamo un episodio emblematico accaduto un paio di giorni fa: Anna scende a terra con un amico che ha bisogno di pane. Chiede informazioni ad una signora, sull'uscio di casa, e lei gli spiega che la panetteria è un po' lontana, meglio andarci in bici, dice, e senza pensarci un minuto gli presta la sua! Questa è la Polinesia! Siamo stati bene e ci mancherà.


giovedì 8 agosto 2013

Polinesia - Tuamotu II

Adonf ha disalberato! Mentre aspettiamo Alex e Flo a Toau, riceviamo un messaggio sul telefono satellitare in cui ci dicono di aver perso perso albero e vele; stanno lentamente derivando verso Rangiroa con un armo di fortuna. Partiamo subito per raggiungerli e li troviamo così, con il boma al posto dell’albero e 2 piccole vele da tempesta al posto di randa e fiocco... demoralizzati ma sani e salvi!


Cerchiamo di recuperare il morale dedicandoci alla scoperta di Rangiroa. Facciamo snorkeling e guardate che magnifiche sculture troviamo tra le formazioni coralline



una giornata viene dedicata al kitesurf
 

gironzoliamo tra i motu di Rangiroa
 

con i suoi colori mozzafiato





Ricaricate le batterie, Alex e Flo decidono di portare Adonf a Raiatea per tentare di recuperare un albero nuovo e riprendere il loro giro del mondo. Partono con 25-30 nodi di vento da sud-est che dovrebbe spingerli per le 250 miglia che dovranno percorrere con il loro armo di fortuna. Finiranno per trovarsi senza vento a 30 miglia da Raiatea, ma fortunatamente un catamarano li rimorchierà fino a destinazione.

Su Zoomax invece arrivano gli amici Giulietta e Paolo con Federica, Chiara e Camilla. Con loro restiamo ancora qualche giorno a Rangiroa.




Il 30 luglio, alle 16:30 salpiamo l’ancora per affrontare la pass Tiputa e le 200 miglia che ci separano da Moorea. L’ultima pass delle Tuamotu ci fa vivere ancora una “bella” emozione. La corrente è uscente e sostenuta, ZoomaX salta come un cavallo imbizzarrito!




La navigazione comincia al portante con poca aria fin quando non lasciamo il canale che separa Rangiroa da Tikehau. Il giorno seguente le condizioni ci faranno fare ginnastica, issiamo quasi tutte le conformazioni di vele di cui disponiamo. A ridosso di Moorea la situazione diventerà un po’ “noiosa” dati i groppi e la bolina strettissima a cui siamo obbligati per raggiungere la baia di Cook. Botte da orbi ed acqua per un paio d’ore, e poi la calma di una baia ben protetta.



Il 3 agosto arriviamo a Tahiti, nella capitale Papeete, dove la banda Cerruti riprende l’aereo per tornare a casa a San Francisco.
Dopo 4 mesi di oceano e natura incontaminata, ci ritroviamo di nuovo in una città;  ci fermeremo qui qualche giorno per fare un po’ di manutenzione a ZoomaX, rimpolpare la cambusa, riempire  i serbatoi di carburante, le bombole di gas, etc. Ecco Paolo in partenza per andare alla ricerca di pezzi di ricambio.


Nelle prossime righe vorremmo lasciare la nostra testimonianza sui luoghi che abbiamo visitato alle Tuamotu, in cui abbiamo avuto il privilegio di navigare per quasi 2 mesi, e che abbiamo amato moltissimo. Speriamo possa  essere utile a futuri ‘colleghi’ che avranno la fortuna di navigare in questi atolli meravigliosi!

MAKEMO:
Pouheva - villaggio: 16°37,668S 143°34,387W, fondo sabbioso con molte teste di corallo. Con vento da sud-est l’ancoraggio è esposto. In situazione di calma è invece molto bello.
Ci sono 2 negozi, il più grande ha un buon assortimento. La nave con i rifornimenti da Tahiti arriva il giovedì. Tutto il fresco finisce nel giro di mezza giornata. C’è anche una panetteria. Non c’è benzinaio. Il carburante viene venduto dai negozi, se disponibile.
La laguna è disseminata di colonne di corallo affioranti, alcune difficili da individuare, perché più piccole e meno in superficie. Guai a navigare senza una buona luce!
Napahere: 16°42’843S, 143°28’074W Il punto di ancoraggio è affascinante: un piccolo motu con reef a destra e sinistra, in alcuni punti affioranti e ricoperti di sabbia che a tratti forma delle dune. Altro bel motu poco più ad est. Ci siamo fermati alcuni giorni. Nuotando negli hoa o intorno alle patate abbiamo visto diversi piccoli di squali pinna nera. Pescato anche un bel polpo di 3 chili!
Altre barche ci hanno detto che vale la pena ritornare al villaggio costeggiando il lato est dell’atollo.
Punaruku: 16°31’133S, 143°49’337W Il motu è bello, con una ampia spiaggia. Camminando verso sud si trova, nascosto tra la vegetazione un piccolo cimitero. Un paio di tombe riportano l’anno di sepoltura, che risale ai primi del ‘900.
Teava: 16°27’527S, 143°58’258W. Fondo di 10-15 metri. Ancoraggio difficile. La zona è costellata di grandi teste di corallo che risalgono dal fondo anche per 5-6 metri. Rare le aree di sabbia.
La pass Tapuhiria è bella. Merita fare sia snorkeling sia diving. Noi abbiamo visto la parete di sud, ricca di corallo e di pesce.
Con corrente entrante l’acqua è molto limpida. Interessante anche il lato esterno del reef.

TAHANEA:
Atollo disabitato.
CI sono 3 pass. Noi siamo entrati dalla quella di Teavatapu (centrale).
Teaukiri: 16°51’057S, 144°41’602W, 8-10 metri di fondo sabbioso con patate sparse. Mentre andavamo a terra abbiamo incontrato 2 giovani pescatori che si sono raccomandati di non depositare niente a terra, in quanto ci sono dei ragni velenosi; meglio evitare di portarseli a bordo.
Nella pass di Teavatapu, nel lato laguna della parete ovest troviamo un bel giardino di corallo, con molto pesce, grandi cernie, pesci napoleone, squali, carangidi, balestra ed altro.
Non abbiamo visto la pass di Otao, ma ci hanno detto essere interessante.
Sud-est: 16°57’188S - 144°34’929W. Il fondale è buono con sabbia e poche patate. L’acqua è molto bella. Ottimo ridosso con forte maraamu.

FAKARAVA:
Rotoava - villaggio: 16°03,561S 145°37,270W, 15 metri di fondo sabbioso con molte patate. Si trova a nord-ovest di Fakarava. Con il vento da sud-est l’ancoraggio è esposto, e a causa delle grandi dimensioni dell’atollo il fetch è sufficiente perché si formino onde pericolose. In nostra presenza una barca è finita a scogli. 
Nel villaggio ci sono 2 negozi, più un verduriere. . La nave con i rifornimenti da Tahiti arriva il giovedì. Non c’è benzinaio. Il carburante viene venduto direttamente dalla nave che lo trasporta.
Durante la nostra permanenza a Fakarava il tempo è stato pessimo, con forti piogge, vento di direzione ed intensità variabili. Questo non ci ha consentito di visitare la zona sud-est dell’atollo, che altre barche ci hanno detto meritare una lunga sosta.

TOAU:
Siamo stati ad Anse Amyot, sul lato nord-ovest dell’atollo: 15°48’209S - 146°09’110W: c’è una pass che porta in una zona di ancoraggio attrezzata con dei gavitelli da una famiglia locale, e protetta dal resto della laguna da un un reef. Da Anse Amyot non si accede al resto dell’atollo. I colori sono spettacolari e c’è tanto pesce.
Non abbiamo fatto immersioni ma una coppia di sub tedeschi ci ha detto che la parete esterna dell’atollo sul lato nord della pass è interessante, il tratto più bello è a circa 1 nm a nord della pass.

RANGIROA:
Pass Tiputa: è fondamentale entrare con lo slack, perchè la corrente può essere molto forte. All'ingresso ci sono delle standing waves notevoli, e se c'è anche vento si creano delle onde statiche a centro pass molto alte.  Il lato migliore da cui passare è quello di sinistra entrando.
Ancoraggio: la zona ad ovest della pass, davanti al resort Kia Ora, è esposta al vento di SE, ma il rollio è accettabile anche con vento forte. Noi eravamo ancorati alle coordinate 14°58,040S, 147°38,327W, in 12 metri di fondo con numerose patate. C'è un ottimo molo per sbarcare e lasciare il tender, protetto in ogni condizione
Villaggi: ci sono 2 villaggi. Il primo, Tiputa, si trova ed est della pass di Tiputa, collegato con una barca-navetta che parte ogni mezzora circa dal molo (quando c'è corrente forte attraversare la pass con il gommoncino può essere difficile). Non ci siamo stati, ma sappiamo esserci la posta ed un paio di negozi. Il secondo villaggio si chiama Avatoru, ed è vicino alla pass di Avatoru. Per arrivarci ci sono circa una dozzina di chilometri (a metà strada circa si trova l’aeroporto). Anche lì c’è un negozio, la posta, un paio di ristorantini molto basic.
Rifornimenti: Non è necessario andare nei villaggi per fare la spesa, in quanto ci sono 2 negozi anche vicino al pontile.
La nave dei rifornimenti da Tahiti arriva il mercoledì mattina.
Per il carburante c’è un distributore per le auto al villaggio di Avatoru. Niente a Tiputa.
Ristoranti: c’è un ristorante raggiungibile a piedi dal molo, gestito da una francese, con buona cucina e terrazza strepitosa sulla pass: Les Relais de Josépine – Tel. +689 960200 . http://relaisjosephine.free.fr
Snorkeling & diving: La pass di Tiputa è un tripudio di pesce e squali. Bello fare drift snorkeling con la corrente entrante (quando non è troppo forte). Si può andare a piedi dal pontile alla punta esterna della pass, entrare in acqua e farsi trasportare dalla corrente. Se ci si tiene ben vicini al reef di destra, si arriverà direttamente al pontile a nuoto. Merita.
C’è poi la zona chiamata dai locali l’Acquarium, a ridosso del piccolo isolotto a fine pass, piena di pesci di barriera, adatta anche ai bambini. Ci sono dei gavitelli a cui attaccare il gommone.
Per le immersioni è meglio appoggiarsi ad uno dei diving per sfruttare la loro conoscenza dei punti e della corrente.
La navigazione all’interno della laguna di Rangiroa richiede attenzione, soprattutto nella parte Est, dove c’è una grande concentrazione di patate. Le nostre tappe a Rangiroa:
Faama: 15°14,006S 147°42,207W, circa 10 metri di fondo con sabbia e poche patate. Buon ridosso con vento da sud-est, un po’ di rollio se il vento gira ad est. Un paio di motu più ad ovest vive una simpatica famiglia di polinesiani, accoglienti e molto gentili. Bello nuotare nell’hoa. Ci sono delle patate che sembrano magnifiche sculture.
Tereremanu: 15°18,271S, 147°26,674W, circa 10 metri di fondo sabbioso. L’ancoraggio è protetto dal SE da una punta di reef che sporge dal motu, dove c’è abbastanza pesce.
Tetaraine: 15°18S, 147°23W E’ un motu privato, pare di un italiano. Se c’è vento non è un buon ancoraggio per la notte, ma è molto molto bello. I colori della laguna, qui, sono straordinari anche per le Tuamotu. Merita una sosta.
Teruatupua: 15°18’442S, 147°18’864W. 10 metri, di fondo sabbioso con diverse patate. Il motu viene evidentemente curato. Le palme hanno il sottobosco pulito. C’è un bel hoa sul lato ovest, dove nuotare. Sul motu Teu vive un ragazzo che si chiama Heremoana, ha 20 anni e vive da solo qui. Pesca, pesce ed aragoste, ed è ben felice di offrirle alle barche di passaggio. Ci ha anche proposto di andare con lui a raccogliere i granchi da cocco che abbondano nel piccolo motu ad est di Teu e si cercano di notte.
Atiati Rahi: 15°18’,031S, 147°18,116W in 8 metri. Il fondo è di sabbia con molte patate. Molto scenografico.
Non ci siamo inoltrati più ad est, a causa del forte vento di quei giorni, e l’elevata concentrazione di patate, ma verso la punta dell’atollo dovrebbe esserci una bella zona di sabbie rosa.
Nao Nao: 15°10,10S, 147°30,38W. E’ uno scoglio, valida tappa diurna per fare snorkeling o diving (condizioni meteo permettendo). C’è tanto pesce, abbiamo visto tonni, squali, aquile di mare e tanto altro.
Mahitu: 15°03,718S, 147°32,330W. Sosta notturna prima di rientrare a Tiputa. Niente di speciale.
Durante la nostra permanenza a Rangiroa, c’è sempre stato vento forte, non abbiamo avuto la possibilità di visitare il lato ovest dell’atollo, quindi non abbiamo informazioni dirette sulla famosa laguna blu.


Continuiamo a tracciare la nostra posizione su http://www.youposition.it/it/map/3445/andare-per-mare-per-conoscere-la-terra.aspx

venerdì 5 luglio 2013

Polinesia - Tuamotu


Una volta decisa la data della nostra partenza dalle Marchesi, queste sembrano volersi far perdonare i vari giorni di maltempo con un’inattesa sorpresa. Nel centro della baia di Nuku Hiva, dove siamo alla fonda con parecchie altre imbarcazioni, ci accorgiamo di un insolito movimento. I nostri amici spagnoli del Sikkim sono già là con il tender. Ci precipitiamo dopo aver preso pinne e maschere. È un “festino” di mante. Ce ne sono a decine. Ci buttiamo subito in acqua. Sembra di essere su di una strada ad alto scorrimento dove le mante si susseguono una dietro l’altra sfiorandoti. Se le tocchi dopo che ti hanno visto, praticamente non reagiscono. Volteggiano mostrando i loro ventri bianchi per poi rimettersi in carreggiata e via a bocca aperta per filtrare più plancton possibile.



Ciao Marchesi!

Dopo soli 3 giorni di navigazione il paesaggio cambia radicalmente. All’alba del 12 giugno avvistiamo il nostro primo atollo delle Tuamotu, Raroia, circondato da una barriera corallina affiorante che protegge la laguna interna. Le Tuamotu furono battezzate dai navigatori del passato ‘arcipelago pericoloso’ a causa dei rischi che comportava la navigazione in queste acque. Il primo ostacolo è l’accesso all’interno degli atolli, costituito da una pass (apertura della barriera corallina), in cui il flusso di corrente, entrante o uscente, può essere molto forte, ed è determinato da diversi fattori: la marea, l’intensità del vento e lo stato del mare. Abbiamo letto pagine e pagine di documentazione su come affrontare le pass: il momento migliore è al cambio di marea (slack in inglese), che concede qualche minuto di calma prima dell’inversione di corrente. 


Pass di Raroia

Ma... tra il dire e il fare... ci sono la tabelle delle maree, qui inesistenti, salvo per gli atolli più importanti. Risultato: passiamo 6 ore fuori dalla pass di Raroia, ad osservare e sperimentare quel fiume in piena che esce dalla laguna, prima di deciderci ad affrontarla nel momento in cui ci sembra che il flusso sia in diminuzione. Attraversiamo più volte la parte esterna della pass dove ZoomaX e Sikkim vengono letteralmente trascinate via dalla corrente. Da bordo la percezione del fenomeno è meno netta ma, osservando la barca che ti precede entrare nel flusso l’impressione è forte.
In queste acque tumultuose, tonni e grossi tursiopi cacciano e giocano. 



 
Gli amici del Sikkim fanno strada con uno di loro sulla seconda crocetta dell’albero del loro Bavaria 37, per avere una migliore visibilità. Noi li seguiamo a ruota.


È da brivido. La corrente contraria è di circa 4 nodi, quindi avanziamo lentamente con le barche che tendono ad intraversarsi nei gorghi formati dalla corrente. Dopo pochi minuti siamo dentro e tiriamo un sospiro di sollievo!
Ma non è finita. Per raggiungere il lato est dell’atollo, più ridossato dall’aliseo, dobbiamo attraversare la laguna, che è costellata di pericoli:  colonne di corallo affioranti (che qui chiamano patate), boe semi-sommerse degli allevamenti di perle rendono il tragitto un percorso ad ostacoli. Le ‘patate’ più grandi sono facilmente individuabili, ma alcune sono piccole e meno superficiali, visibili soltanto all’ultimo momento. 

Si naviga a vista quindi è fondamentale che il sole sia alto e mai di fronte, visto che la cartografia da queste parti è inesistente. Facciamo lo slalom per 7 miglia, fino a quando raggiungiamo il nostro punto di ancoraggio, protetti da una piccola isola, un motu. Ed è il paradiso! 








Dopo qualche giorno ci raggiunge anche Refola, l’Amel Supermaramu con a bordo Lilli e Sandro, una coppia di Verona che sta navigando insieme a degli amici.

Andiamo a curiosare in una ‘ferme perlier’ dove veniamo accolti con calore e  Jiji, la capa, ci mostra il processo di produzione delle perle.


Le giovani ostriche vengono fatte crescere per 4-6 mesi dentro a delle piccole gabbie di rete, immerse in mare.
Trascorso il periodo vengono tirate fuori dall’acqua e, dopo aver praticato loro un piccolo foro sul guscio, vengono appese 2 a 2 ad una cima, tramite un filo di nylon. Le cime vengono calate in mare ad una profondità da 3 a 8 metri.
Dopo un anno circa, le ostriche vengono riportate in laboratorio per il ‘greffage’. Questa fase delicata, a Raroia, viene eseguita da 4 ‘chirurghi’ cinesi. L’attività consiste nell’inserire nella tasca delle gonadi dell’ostrica un nucleo ed un piccolo pezzo di mantello, da cui si svilupperà la perla. Per fare questo il ‘greffeur’ apre le ostriche di un centimetro con una pinza divaricatrice, e con dei ferretti sterili incide la tasca, vi inserisce un piccolo nucleo (di plastica) ed un pezzettino di mantello, la madreperla che ricopre l’interno dei gusci. La selezione del mantello viene fatta preventivamente scegliendone con cura il colore in quanto sarà questo a determinare quello della perla. Terminata questa operazione le ostriche vengono riportate in mare, ora appese singolarmente alla cima, ad una distanza di circa 30 cm l’una dall’altra.



Dopo un altro anno le ostriche vengono riportate in superficie, questa volta per estrarre la perla. L’operazione viene fatta con delicatezza, se questa verrà sottoposta ad un nuovo ‘greffage’. Un’ostrica può produrre fino ad un massimo di 4 perle.

Ostrica a fine ciclo

Un giorno andiamo anche alla ricerca del punto in cui è naufragato il Kon-Tiki. Abbiamo le coordinate di un piccolo monumento eretto in onore dell’equipaggio nel 2007, 16°03,87S – 142°21,546W. Si tratta di una targa che troviamo in mezzo ad un motu, semi-sepolta dalla vegetazione.

 
 Un giovane uccello ci osserva e sembra chiedersi: ma chi c... siete voi?

Insieme a Sikkim e Refola ci spostiamo a Makemo. 




Ci fermiamo al piccolo villaggio di questo atollo. Siamo tutti a secco di frutta e verdura, merce rara in questa zona del mondo. Purtroppo i rifornimenti arrivano da Tahiti soltanto una volta alla settimana e tutto viene acquistato dalla gente del posto il giorno stesso. Non siamo fortunati, troviamo i 2 piccoli negozi completamente sforniti. Pazienza, continueremo a mangiare pesce, anche se con prudenza, a causa della ciguatera, una tossina presente in un’alga della barriera corallina di cui si nutrono i piccoli pesci che a loro volta vengono mangiati dai predatori, entrando così nella catena alimentare. E’ quindi meglio non mangiare pesce pescato all’interno degli atolli, senza aver prima chiesto consiglio ai pescatori del posto. Ci stiamo specializzando nella pesca dei polpi, esenti da ciguatera, che spesso cuciniamo alla galiziana, come da ricetta degli amici spagnoli.

 Oppure raccogliamo granchi per una paella de mariscos


Ma non disdegniamo nemmeno l’Aphareus furcatus, della famiglia dei dentici, pescato alla traina. 

Ci stiamo godendo il mare più che mai. Nuotiamo nelle acque cristalline delle lagune, facciamo snorkeling ed immersioni nelle pass, che hanno belle pareti di corallo e sono ricche di pesce di passo e di squali. Qualche giorno fa, mentre mangiavamo in pozzetto all’ancora, di fianco a ZoomaX è passata una balena di 5-6 metri, che ha fatto il giro della barca ed ha proseguito lungo il reef. Probabilmente stava cercando la pass per uscire dall’atollo e ritornare in mare aperto.

Dopo aver visitato anche Tahanea, un atollo disabitato, ora siamo a Fakarava, dove finalmente ritroveremo Alex e Flo che con il loro mini-transat hanno completato la traversata da Galapagos alla Polinesia e stanno arrivando dalle Marchesi. Hanno avuto diversi guasti e rotture ma ce l’hanno fatta! Li aspettiamo con gioia.