Arrivare alle Grenadine è come entrare a far parte di una cartolina. Il mare ha tutte le tonalità di turchese, le spiagge ti abbagliano per quanto sono bianche, le palme sono altissime, piegate dal vento.
Per raggiungere queste belle isole, il viaggio dalla Martinica non è stato lungo, ma piuttosto impegnativo! Di seguito un estratto del diario di bordo, con la cronaca:
“Partiamo alle 18h00, facciamo il canale d’uscita di Marin al tramonto, quando issiamo le vele è buio. Nel canale tra Martinica e Santa Lucia ci sono 15 nodi scarsi di vento, in poppa piena, dobbiamo fare un paio di strambate (non vogliamo tangonare il fiocco in questa navigazione notturna tra isole e canali). Ad ovest di Santa Lucia il vento molla di intensità, la direzione è variabile, si procede a 4-5 nodi. Quando entriamo nel canale tra Santa Lucia e Saint Vincent il vento aumenta, per un po’ continuiamo a navigare con una mano di randa e genoa, ma quando il vento arriva a 25 nodi (al traverso) e la barca si sdraia un paio di volte, prendiamo ancora una mano alla randa, e rolliamo il genoa a favore della trinchetta. Ci investono anche alcuni groppi, che rendono la navigazione difficile. Lungo la costa di Saint Vincent il vento molla di nuovo, al punto di dover accendere il motore (vorremmo arrivare a Port Elizabeth, Bequia, prima che chiuda la dogana). Altri groppi ci raggiungono nel canale tra Saint Vincent e Bequia, con il vento che passa da 0 a 35 nodi in un minuto con scrosci epici. Viaggiamo a vele ridotte di bolina stretta con motore acceso. Ad un certo punto sentiamo un colpo, Paolo vede un tronco, pensa possa aver urtato un timone. Subito dopo il motore inizia a vibrare, è l’elica. Il tronco avrà piegato una pala? Scoramento! La vibrazione smette solo sotto i 1.400 giri, non vogliamo spegnere per paura che si possa staccare qualche pezzo d’elica, così procediamo a giri ridotti per le ultime 10 miglia, fino a Port Elizabeth.
Una volta ancorati Anna va di corsa in dogana e Paolo si tuffa per vedere cosa è successo….. per fortuna niente di grave, si era intrappato nell’elica un sacco (tipo quelli per le patate). Che sollievo!
Siamo stanchi. La notte di navigazione è trascorsa in bianco. A nanna presto!”
Il mattino dopo si va a terra, Port Elizabeth è piena di colori e di vegetazione. facciamo due passi in giro per l’abitato. il paese sembra aver mantenuto la sua autenticità, non ci sono alberghi o residence, solo abitazioni, qualche piccolo negozio, il mercato. Per strada incrociamo gente che va in chiesa per la funzione domenicale, e poco dopo tutta Port Elizabeth è pervasa dai canti religiosi. Continuiamo il nostro giro con questo sottofondo musicale. Oltre alle case colorate, ci colpisce il numero e la dimensione delle scuole. Devono esserci un sacco di bambini.
“Partiamo alle 18h00, facciamo il canale d’uscita di Marin al tramonto, quando issiamo le vele è buio. Nel canale tra Martinica e Santa Lucia ci sono 15 nodi scarsi di vento, in poppa piena, dobbiamo fare un paio di strambate (non vogliamo tangonare il fiocco in questa navigazione notturna tra isole e canali). Ad ovest di Santa Lucia il vento molla di intensità, la direzione è variabile, si procede a 4-5 nodi. Quando entriamo nel canale tra Santa Lucia e Saint Vincent il vento aumenta, per un po’ continuiamo a navigare con una mano di randa e genoa, ma quando il vento arriva a 25 nodi (al traverso) e la barca si sdraia un paio di volte, prendiamo ancora una mano alla randa, e rolliamo il genoa a favore della trinchetta. Ci investono anche alcuni groppi, che rendono la navigazione difficile. Lungo la costa di Saint Vincent il vento molla di nuovo, al punto di dover accendere il motore (vorremmo arrivare a Port Elizabeth, Bequia, prima che chiuda la dogana). Altri groppi ci raggiungono nel canale tra Saint Vincent e Bequia, con il vento che passa da 0 a 35 nodi in un minuto con scrosci epici. Viaggiamo a vele ridotte di bolina stretta con motore acceso. Ad un certo punto sentiamo un colpo, Paolo vede un tronco, pensa possa aver urtato un timone. Subito dopo il motore inizia a vibrare, è l’elica. Il tronco avrà piegato una pala? Scoramento! La vibrazione smette solo sotto i 1.400 giri, non vogliamo spegnere per paura che si possa staccare qualche pezzo d’elica, così procediamo a giri ridotti per le ultime 10 miglia, fino a Port Elizabeth.
Una volta ancorati Anna va di corsa in dogana e Paolo si tuffa per vedere cosa è successo….. per fortuna niente di grave, si era intrappato nell’elica un sacco (tipo quelli per le patate). Che sollievo!
Siamo stanchi. La notte di navigazione è trascorsa in bianco. A nanna presto!”
Il mattino dopo si va a terra, Port Elizabeth è piena di colori e di vegetazione. facciamo due passi in giro per l’abitato. il paese sembra aver mantenuto la sua autenticità, non ci sono alberghi o residence, solo abitazioni, qualche piccolo negozio, il mercato. Per strada incrociamo gente che va in chiesa per la funzione domenicale, e poco dopo tutta Port Elizabeth è pervasa dai canti religiosi. Continuiamo il nostro giro con questo sottofondo musicale. Oltre alle case colorate, ci colpisce il numero e la dimensione delle scuole. Devono esserci un sacco di bambini.
Ritornati a bordo, salpiamo e facciamo il giro dell’isola, raggiungendo la costa sud dove si concentra l’attività di pesca, ancora viva su quest’isola. La zona è battuta dal vento, basta guardare la vegetazione...
Lasciamo Bequia alle spalle e con un bella veleggiata raggiungiamo Mayreau e le Tobago Cays. Il paesaggio è mozzafiato.
A Tobago Cays, ci si ancora in mezzo a 4 isolette disabitate, protette da una lunga barriera corallina, in un'acqua turchese cristallina da urlo.
Peccato per il sovraffollamento. Ci saranno 50 barche!
Vediamo tartarughe ovunque. Nuotiamo nella pass del reef ed incontriamo un grande barracuda solitario, immobile nella corrente, ci osserva.
Dopo un paio di giorni ci spostiamo a Petit Saint Vincent, l’ultima isola a sud delle Grenadine. Ci piace ed è più tranquilla di Tobago Cays.
L’isola è attorniata da parecchi reef, di cui alcuni emergenti, tant’è che qualcuno ha pensato di attrezzarli...
Paolo va in testa d’albero e scatta qualche foto alla ZoomaX
Mentre è appeso ad una cima, a 22 metri di altezza, si diverte anche a farsi qualche autoscatto
La tappa successiva ci vede a Chatam Bay (che nulla ha che vedere con quel vecchio locale torinese...). Grande baia sulla costa ovest di Union Island. Il paesaggio cambia radicalmente: siamo attorniati da ripidi pendii con vegetazione lussureggiante.
Come d’abitudine, ci tuffiamo subito per controllare l’ancora e guardarci intorno. Quattro bracciate e ci sfilano una decina di tartarughe sotto gli occhi!! Sono anche grandicelle però, questa volta, poco confidenti. A Chatam Bay abbondano anche i pesci, lo sanno bene i gabbiani, le sule, le fregate e i pellicani che al tramonto si scatenano nella caccia. I pellicani si lanciano in mare come dei proiettili e non perdono un colpo, ad ogni tuffo escono con un pesce nel becco. Le fregate stanno in attesa di un’occasione per ‘fregare’ la preda a qualcuno. E’ un bello spettacolo.
Dall’altra parte di Union c’è Palm Island (Prune Island), l’isola caraibica per eccellenza.
Peccato per il sovraffollamento. Ci saranno 50 barche!
Vediamo tartarughe ovunque. Nuotiamo nella pass del reef ed incontriamo un grande barracuda solitario, immobile nella corrente, ci osserva.
Dopo un paio di giorni ci spostiamo a Petit Saint Vincent, l’ultima isola a sud delle Grenadine. Ci piace ed è più tranquilla di Tobago Cays.
L’isola è attorniata da parecchi reef, di cui alcuni emergenti, tant’è che qualcuno ha pensato di attrezzarli...
Paolo va in testa d’albero e scatta qualche foto alla ZoomaX
Mentre è appeso ad una cima, a 22 metri di altezza, si diverte anche a farsi qualche autoscatto
La tappa successiva ci vede a Chatam Bay (che nulla ha che vedere con quel vecchio locale torinese...). Grande baia sulla costa ovest di Union Island. Il paesaggio cambia radicalmente: siamo attorniati da ripidi pendii con vegetazione lussureggiante.
Come d’abitudine, ci tuffiamo subito per controllare l’ancora e guardarci intorno. Quattro bracciate e ci sfilano una decina di tartarughe sotto gli occhi!! Sono anche grandicelle però, questa volta, poco confidenti. A Chatam Bay abbondano anche i pesci, lo sanno bene i gabbiani, le sule, le fregate e i pellicani che al tramonto si scatenano nella caccia. I pellicani si lanciano in mare come dei proiettili e non perdono un colpo, ad ogni tuffo escono con un pesce nel becco. Le fregate stanno in attesa di un’occasione per ‘fregare’ la preda a qualcuno. E’ un bello spettacolo.
Dall’altra parte di Union c’è Palm Island (Prune Island), l’isola caraibica per eccellenza.
Ora siamo a Clifton, Union Island, ultima tappa delle Grenadine.
Nei prossimi giorni, approfittando della luna piena, partiremo per Panama, dove pensiamo di fermarci qualche settimana alle isole San Blas, prima di fare il canale. Sono circa 1.200 miglia, di navigazione non facile. Al largo della Colombia, infatti si verificano due fenomeni che complicano le cose: 1) l'innalzamento dei fondali, da quelle parti, crea un forte moto ondoso. 2) In quell'area i venti spesso subiscono un’accelerazione a causa di una bassa pressione stabile all'interno della Colombia. Ecco perché preferiamo partire con la luna piena, così anche di notte potremo vedere le onde che ci raggiungono.
Potete seguire la nostra rotta, cliccando sul link http://www.youposition.it/it/map/3445/andare-per-mare-per-scoprire-la-terra.aspx