Andare per mare, per conoscere la terra



mercoledì 6 agosto 2014

Adonf


Ricordate i nostri giovani amici francesi, Alexandre e Florian, che stavano compiendo il giro del mondo su Adonf, un Mini Transat, piccola barca da regata di 6,50 metri?
Bene, qualche giorno fa sono stati accolti come degli eroi a Fécamp, nella loro Normandia! Andate a vedere il loro profilo facebook: https://fr-fr.facebook.com/pages/DEFI-Voile-650/141867589263604


La loro è stata davvero un’impresa degna di questo nome: due anni su una barca minuscola, senza acqua corrente, senza un wc, senza un frigorifero, all’interno della quale potevano praticamente solo dormire per lo più nell’umidità. 22.000 miglia quasi sempre senza pilota automatico, a timonare spesso con le chiappe a mollo, senza alcuna strumentazione salvo un GPS e la cartografia sull’iPad.

Non avendo la possibilità festeggiarli di persona, ripercorriamo con qualche immagine le tappe che ci hanno visti insieme.

A Las Palmas, Canarie, quante ore trascorse insieme al Sailor’s Bar a studiare la rotta per la traversata atlantica (la prima traversata oceanica per entrambi), a fare prove di comunicazione con i telefoni satellitari, a preparare la barca, fino al momento della loro partenza, 24 ore prima della nostra.

 





Li ritroviamo in Martinica



Veleggiamo insieme a San Blas





Alex e Flo sono a bordo di ZoomaX durante il transito nel canale di Panama, qualche giorno prima di rifarlo con Adonf.
 





















Alle Tuamotu, in Polinesia, ci mandano un messaggio per dirci che hanno disalberato mentre ci stavano raggiungendo a Toau. Viviamo ore di grande ansia, fino a quando non li ritroviamo sani e salvi a Rangiroa.

Adonf con il boma come albero di fortuna


Li raggiungiamo ancora a Raiatea, dove sono in attesa del nuovo albero, e infine a Bora Bora trascorriamo gli ultimi giorni insieme prima di salutarci.



BRAVO les gars, vous avez toute notre admiration!

sabato 2 agosto 2014

Papua Nuova Guinea

La traversata tra Vanuatu e PNG è veloce. Percorriamo le oltre 800 miglia mantenendo una media superiore alle 200 miglia al giorno per tutto il percorso.

Il cielo ci regala dei bei tramonti



qualche passeggero clandestino sembra avere una... cuffia in testa!

il mare ci offre delle ottime cene


In questa parte di Pacifico, stiamo trovando un aliseo molto più stabile e gagliardo rispetto all’anno scorso in Polinesia. Navigare con queste condizioni è impegnativo ma divertente, ci permette di tenere buone medie nonostante l’assetto notturno della ZoomaX sia normalmente piuttosto conservativo: privilegiamo il sonno!
La nostra prima sosta in PNG è alle Luisiadi, grande arcipelago ad Est del paese, costituito da isole ed isolette all’interno di grandi lagune coralline. Al sorgere del sole siamo pronti ad affrontare la pass Duna Labwa; ci rendiamo conto che anche qui la cartografia è spostata ad est rispetto alla realtà di circa 0,15 miglia: mentre passiamo a centro pass sulla carta elettronica risultiamo essere sul reef, lato ovest. C’è un bel correntone, oltre 4 nodi, per fortuna a favore.
Infine ancoriamo a ridosso dell’isola di Pana Umala in Hoba Bay che ha una lunga spiaggia e dietro una coltivazione di palme da cocco . Poco più ad est c’è un villaggio.


La spiaggia è animata, gente va avanti e indietro, bambini giocano. Nel tardo pomeriggio vengono a farci visita alcuni locali con le loro canoe. Sono diverse da quelle di Vanuatu, sempre a bilanciere, ma tra la canoa e il bilanciere hanno una superficie di appoggio fatta di stecche ricavate dalle foglie delle palme da olio. Alcune sono a vela.




Una mamma con i suoi due figli ci porta dei pomodorini, una grande zucca, e due cocchi da bere, in cambio le diamo magliette, riso, latte in polvere; chiede se possiamo anche darle del filo per cucire e una maschera per i bambini. Glieli porteremo domani al villaggio. Poco dopo arrivano due giovani uomini e chiedono degli aghi per cucire le vele. Insomma qui lo scambio è molto attivo.

Quando andiamo a terra veniamo accolti da un gruppo di bambini incuriositi da noi, ma anche timorosi. Parliamo con loro in inglese, capiscono ma non rispondono. I bambini piccoli hanno paura, se Anna si avvicina troppo scoppiano a piangere. Probabilmente credono che, con la sua pelle chiara, gli occhi azzurri ed i capelli biondi, sia un’aliena! E’ chiaro che non vedono molti bianchi da queste parti.





Trascorriamo qualche giorno a Pana Umala, abbiamo così la possibilità di passare del tempo con la gente del posto e fare qualche amicizia.





Il villaggio conta circa 200 anime, che vivono in armonia e con una serenità straordinaria. L’isola più vicina presso cui si possono trovare dei rifornimenti di base si trova ad un giorno di navigazione all’andata (a favor di vento) e due, se va bene, al ritorno. Di conseguenza vivono di ciò che hanno.
A volte anche la natura si accanisce contro. Ci raccontano che ad aprile sono stati colpiti dall’uragano ITA, che ha distrutto molte capanne e devastato i campi. Hanno dovuto ripiantare tutte le papaye, i banani, e ricominciare a lavorare gli orti da capo. Sono comunque bravi, perché coltivano molte più verdure rispetto ai villaggi visti finora a Fiji e Vanuatu. Hanno pomodorini, melanzane, zucche, patate, cassava, yam, e poi frutta come ananas, banane, papaye e naturalmente molti cocchi.
Visitiamo anche la scuola.


Come sempre, in questi villaggi ci sono solo le elementari, e la classe è una, senza banchi e sedie per gli alunni, solo la cattedra dell’insegnate.


Manca tutto, anche penne, matite e quaderni. I ragazzi giocano al pallone e le ragazze al salto della corda (una liana).


Anna viene presa in contropiede dai bambini che hanno saputo che, il giorno precedente, ha dato alle bimbe presenti nella spiaggia del nostro ancoraggio dei “lollies”. Li mette tutti in riga per distribuire equamente i pochi bubblegums rimasti.



Conosciamo Bened George, un anziano che parla molto bene inglese ed ha un bel modo di fare; è un uomo estremamente elegante, pur negli stracci che indossa. Ci dice che in passato faceva l’insegnante all’accademia della marina, e poi ha lavorato su flotte di pescherecci a Port Moresby. Ora vive al villaggio con sua figlia ed i nipoti. Chiaccheriamo con lui di tante cose. Quando gli chiediamo come vengono gestite eventuali emergenze sanitarie, ci risponde con semplicità, tracciando sulla sabbia la sottile linea tra la vita e la morte. A proposito, è lui ad avere in carico i pochi medicinali disponibili al villaggio; ci chiede se abbiamo bende, disinfettanti e antibiotici. Gliene lasciamo una buona scorta.

E’ facile affezionarsi alle persone di Pana Umala. Al mattino passano con le loro canoe a salutare mentre vanno dall’altra parte dell’isola a lavorare negli orti; al ritorno si fermano per lasciare due melanzane, qualche patata, tre uova. I bambini imparano a conoscerci, hanno sempre più fiducia, ci chiamano per nome, ci regalano delle collanine fatte con piccole conchiglie; le mamme intagliano per noi un bel cucchiaio di legno, un cavalluccio marino porta-fortuna.
Purtroppo giunge il momento di partire. Conserveremo un bel ricordo di questo posto speciale.

L'alba e...


il tramonto a Pana Umala


Salutiamo anche Sikkim che si fermerà ancora qualche giorno. Con loro ci rivedremo in Indonesia a settembre.
Sulla via di Port Moresby ci fermiamo un paio di giorni a Bramble Reef un atollo che ricorda le Tuamotu.



Sull’isola di Punawan c’è un piccolo villaggio utilizzato stagionalmente per sfruttare le palme da cocco presenti. Poco dopo aver ancorato ci raggiunge in canoa un ragazzo che si è fatto un taglio sul piede con il machete mentre raccoglieva cocchi. La ferita non è molto grave ma lui è spaventato. Lo medichiamo, e gli diamo qualche indicazione sul come curarsi nei prossimi giorni: mantenere la ferita pulita, quindi, niente acqua di mare, niente sabbia.... forse stiamo pretendendo troppo? Il giorno dopo andiamo a terra e passiamo a trovarlo. La fasciatura è immacolata! E’ evidente che il suo timore di un’infezione è forte. Questa storia ci fa riflettere: la preoccupazione di questo ragazzo per essersi ferito e la meticolosità con cui ha seguito i nostri consigli dimostra quanto in questi luoghi remoti un banale incidente possa trasformarsi in qualcosa di gravissimo.

Dopo due giorni di navigazione con una forte corrente contraria giungiamo a Port Moresby, capitale della Papua Nuova Guinea, e ci ormeggiamo al Royal Papua Yacht Club. E’ un marina-bunker di lusso, protetto da cancelli guardati a vista da una mezza dozzina di guardie, ed è il punto di ritrovo di tutti gli espatriati che vivono qui (molte aziende straniere investono in PNG perché è un paese ricco di risorse energetiche e minerarie, etc).



Port Moresby è una città senza attrazioni e pericolosa.  Il motivo della nostra sosta è la necessità di recarci all’ambasciata indonesiana per ottenere il visto d’entrata. Purtroppo la questione si fa più lunga del previsto, per la concomitanza con la fine del ramadan. Approfittiamo della vicinanza dell’ambasciata con il parlamento papuano per darvi un’occhiata.


La struttura è moderna e vuole rappresentare in modo stilizzato la conformazione territoriale del paese. La facciata principale, oltre a frasi di rito, è farcita di simboli locali, mentre il pavimento interno è in marmo di Carrara!


La sala del parlamento è in legno di rosa e sono apprezzabili il gusto e la semplicità del disegno con cui è realizzata ( purtroppo non ci permettono di scattare foto all’interno). Durante le gradevoli parole scambiate con la guida, veniamo a scoprire che il sistema politico papuano è più avanti del nostro: qui si eleggono le persone, non i partiti! Mentre per quel che riguarda la corruzione..... è probabilmente una bella lotta.

A breve partiremo alla volta di Kupang, sull’isola di Timor, Indonesia. La rotta, di circa 1.500 miglia, prevede il passaggio dello stretto di Torres che separa l’Australia dalla Papua e l’oceano pacifico dall’indiano. Non è un stretto come si è abituati a pensarlo bensì una vasta zona di mare poco profondo e costellato di isole e reef emergenti. Il passaggio va fatto seguendo dei canali balisati lungo i quali viene convogliato l’intenso traffico navale. 

Seguite i nostri spostamenti cliccando sulla mappa ‘Dove siamo’, in alto a destra