L’ultima tappa in Argentina è a Ushuaia, cittadina di ormai 70.000 abitanti il cui sviluppo ruota attorno al turismo. Le navi da crociera che si alternano sul molo non si contano, le più grandi provenienti dalle capitali sudamericane, le più piccole dirette in Antartide.
La via centrale, Avenida
San Martìn, è un susseguirsi di negozi di souvenirs e di marchi famosi
di abbigliamento sportivo, di bar e ristoranti. L’aria che si respira è
quella di un paese di montagna, l’unica differenza è che se rivolgi lo
sguardo a sud, vedi le barche che navigano nel canale di Beagle.
Al Club Nautico AFASyN, dove siamo ormeggiati in andana in mezzo ad altre due barche, ci raggiungono Diego e Mariella. In sei a bordo, tutti dotati di equipaggiamento invernale, la ZoomaX sembra un accampamento ma, siamo molto felici di poter condividere questo tratto di viaggio con degli amici. Tutti insieme facciamo una gita al Cerro Guanaco nel Parque Nacional Tierra del Fuego che, con i suoi 1000 metri di dislivello, mette a dura prova i muscoli delle nostre gambe fuori allenamento da troppo tempo. Durante le salita, osserviamo con curiosità la vegetazione sparire già a 600 metri di altitudine. Dalla vetta la vista sul canale di Beagle sui fiordi che lo attraversano e sulle nevi che lo sovrastano ci ripaga di tutta la fatica, mentre la bufera di vento gelido accompagnata da precipitazioni ghiacciate ci induce ad avviarci subito sulla via del ritorno.
Dopo aver rimpolpato la cambusa, facciamo le pratiche di uscita dall’Argentina e ripercorriamo 25 miglia verso est nel Beagle per raggiungere Puerto Williams sull’isola di Navarino nel lato opposto del canale, base militare in territorio cileno e porto d’ingresso. Rispetto al caos di Ushuaia a Puerto Williams si respira davvero un’aria da fin del mundo. È un piccolo centro abitato nato intorno all’avamposto militare più remoto del Cile dove la maggioranza della popolazione è residente temporanea ed è costituita dalle famiglie dei soldati; sobrietà e ordine traspaiono anche nel suo sviluppo urbanistico che risulta gradevole.
Dopo aver rimpolpato la cambusa, facciamo le pratiche di uscita dall’Argentina e ripercorriamo 25 miglia verso est nel Beagle per raggiungere Puerto Williams sull’isola di Navarino nel lato opposto del canale, base militare in territorio cileno e porto d’ingresso. Rispetto al caos di Ushuaia a Puerto Williams si respira davvero un’aria da fin del mundo. È un piccolo centro abitato nato intorno all’avamposto militare più remoto del Cile dove la maggioranza della popolazione è residente temporanea ed è costituita dalle famiglie dei soldati; sobrietà e ordine traspaiono anche nel suo sviluppo urbanistico che risulta gradevole.
Anche lo Yacht Club Micalvi, una nave da carico appositamente arenata nelle acque basse del fiordo protetto di Puerto Williams per fungere da molo per le barche in transito, ha un fascino tutto particolare. Dalla sua coperta inclinata si accede al ponte e nella cabina di comando dove, guidoni, foto, bandiere e libri raccontano la storia di tanti velisti passati da qui.
Ormai abituati alla farraginosa burocrazia dei paesi sudamericani, con santa pazienza, facciamo il giro delle autorità cilene: prima l’armada poi l’immigrazione seguita dalla dogana ed infine il ministero dell’agricoltura che, vorrebbe ispezionare la cambusa ma che riusciamo a distrarre e far rimanere in pozzetto cavandocela con un elenco (molto approssimativo) di quanto stivato in barca. L’iter si conclude di nuovo presso l’armada per ottenere il permesso di navigazione.
Finalmente possiamo partire. Dopo 100 miglia di navigazione raggiungiamo la zona dei ghiacciai della Cordillera Darwin, nel brazo nord-ovest del canale di Beagle.
Finalmente possiamo partire. Dopo 100 miglia di navigazione raggiungiamo la zona dei ghiacciai della Cordillera Darwin, nel brazo nord-ovest del canale di Beagle.
La prima notte è magica. Non appena finiamo di ancorare nel Seno Pia con due cime a terra, la prua rivolta al ghiacciaio, il cielo, chiaro anche a sera tarda, ci regala un arcobaleno indimenticabile.
La meteo prevede vento in aumento nei prossimi giorni quindi, ripartiamo subito per raggiungere il punto più ad ovest possibile per poi navigare con vento a favore.
Dirigiamo verso il Seno Garibaldi, che risaliamo fino in fondo per circa 10 miglia. Prima che il ghiacciaio appaia alla nostra vista vediamo aumentare il numero di pezzi di ghiaccio alla deriva. Infine lo vediamo, sullo sfondo, si tuffa in mare dopo una lunga discesa dalle vette della cordigliera. La superficie è resa irregolare dai continui movimenti ed assestamenti, tra le fessure spicca il colore blu. L'approcciamo con cautela, è talmente imponente che non riusciamo a capire a che distanza ci troviamo. Non osiamo avvicinarci troppo. Mettiamo il gommone in acqua per scattare qualche foto alla barca. Di fronte a quella immensa parete la ZoomaX appare come un modellino in miniatura. Ancora più evidente è il contrasto con il tender, un puntino colorato appena visibile sullo sfondo di ghiaccio.
Dirigiamo verso il Seno Garibaldi, che risaliamo fino in fondo per circa 10 miglia. Prima che il ghiacciaio appaia alla nostra vista vediamo aumentare il numero di pezzi di ghiaccio alla deriva. Infine lo vediamo, sullo sfondo, si tuffa in mare dopo una lunga discesa dalle vette della cordigliera. La superficie è resa irregolare dai continui movimenti ed assestamenti, tra le fessure spicca il colore blu. L'approcciamo con cautela, è talmente imponente che non riusciamo a capire a che distanza ci troviamo. Non osiamo avvicinarci troppo. Mettiamo il gommone in acqua per scattare qualche foto alla barca. Di fronte a quella immensa parete la ZoomaX appare come un modellino in miniatura. Ancora più evidente è il contrasto con il tender, un puntino colorato appena visibile sullo sfondo di ghiaccio.
Sulla via del ritorno ci avviciniamo a degli scogli da cui provengono i versi inconfondibili dei leoni marini. Li vediamo sdraiati sulle rocce, hanno i piccoli. Alcuni maschi si sono spinti fin su un tappeto erboso fiorito poco lontano, permettendoci di catturare un’immagine senza dubbio inconsueta.
Anche il giorno successivo, nel Seno Ventisquero, la vista del ghiacciaio ci lascia senza parole. All’arrivo ci sono meno pezzi di ghiaccio alla deriva rispetto al Garibaldi. Vediamo che lo specchio d’acqua a ridosso del ghiacciaio è protetto dal vento. Questo ci induce ad avvicinarci. Ci sovrasta e… ci parla: emette degli stridii e dei boati che anticipano di qualche decina di secondi il distacco di grandi blocchi di ghiaccio che cadono in mare. L’onda che ne deriva per fortuna è lunga e non frange e, superato lo spavento iniziale, non crea alcun problema.
L’unica fonte di preoccupazione è il suo dividersi in tanti pezzi più piccoli che circondano la barca e che, se troppo ravvicinati, possono rendere complicata la navigazione. Ci rendiamo conto che ZoomaX, pur con il suo robusto scafo in alluminio, non è adatta alla navigazione tra i ghiacci. Troppe appendici sull’opera viva sono a rischio danni, soprattutto l’elica (non protetta da uno skeg) ed il sonar di prua. E poi ogni contatto con il ghiaccio si porta via un po’ di antivegetativa.
Con il tender ci avviciniamo ad un blocco di ghiaccio appena caduto e con l’aiuto del martello riusciamo a staccarne un pezzo. Questa sera per l’aperitivo ci aspetta un Gin Tonic con ghiaccio millenario!
Il terzo ghiacciaio, nel braccio ovest del Seno Pia riusciamo a vederlo solo da lontano. La superficie del mare in fondo al fiordo è interamente ricoperta di ghiaccio alla deriva, avanzare sarebbe troppo pericoloso.
L’ultima notte nella zona dei ghiacciai la passiamo a Caleta Olla. L’ancoraggio si rivela, come dice Giorgio Ardrizzi, un garage. Il vento forte colpisce la testa dell’albero ma cade 10-20 metri oltre la prua di ZoomaX. Intorno a noi c’è calma piatta.
Il mattino successivo il canale di Beagle ci accoglie con 40 nodi di vento. Chiamiamo al VHF il controllo dell’Armada per comunicare il nostro programma di navigazione diretta fino a Puerto Williams. Ci raccomandano di avere ben chiari i punti di ridosso in caso le condizioni meteo peggiorino. Sembrano preoccupati. Il vento, effettivamente costante sopra i 40 nodi, in tarda mattinata aumenta a 50 e le raffiche arrivano a 60. Navighiamo tutto il giorno con la sola trinchetta, facendo una media di oltre 10 nodi con picchi a 14-15.
Il Beagle è bianco e si alzano turbini d'acqua, l’onda monta nonostante il poco fetch. Il cielo, inizialmente plumbeo, si apre ed esce un bel sole. Il kelp in questa navigazione è il nostro peggiore nemico, quando non riusciamo ad evitarlo si infila tra i timoni, rallenta la barca o peggio tende a farla virare.
Il più grande regalo della giornata è vedere diminuire il vento poco prima di approcciare la rada di Puerto Williams. Prendiamo una boa allo YC Micalvi e tiriamo un sospiro di sollievo per essere riusciti ad arrivare senza danni.
Dopo una breve tappa a Ushuaia, dove Diego e Mariella purtroppo sbarcano per tornare a casa, torniamo a Puerto Williams per poi affrontare il tratto di navigazione più temuto, Cabo de Hornos.
Trascriviamo qui la cronaca tratta dal diario di bordo.
CILE
Puerto Williams – Ilsa Herschel, Caleta Martial
21-22 Gennaio 2019
Coordinate alle 00h00: 54°56,535S – 067°37,266W
La Capitania ci rilascia il permesso di navigazione per andare a Capo Horn.
Partiamo alle 10h30. Il vento, inizialmente debole, aumenta. Percorriamo il Canale Beagle verso est e con un bel vento in poppa passiamo a sud di Isla Picton. All’inizio del Paso Goree, tra Isla Navarino e Isla Lennox, dobbiamo fare lo slalom tra il kelp. Intanto viene a trovarci un bel gruppo di delfini australi. Finito il passo Goree, attraversiamo Bahia Nassau fino a costeggiare Isla Wollaston. Purtroppo senza poter tangonare (non abbiamo ancora aggiunto i rivetti per rinforzare la rotaia), dobbiamo fare bordi per evitare la poppa piena. A sud-est di Wollaston, giriamo intorno a Isla Reycinet e andiamo ad ancorare a Caleta Martial, su Isla Herschel. Sono le 22h30, abbiamo percorso 78 miglia. Ancoriamo su 7 mt di fondo sabbioso, buon tenitore, con 80 mt di catena. Domani ci fermeremo qui perché è prevista una sventolata da ovest.
Così è, passiamo tutto il giorno di martedì chiusi in barca, con 50 e passa nodi di vento ed il timore che l’ancora non tenga.
CILE
Ilsa Herschel, Caleta Martial – Isla de Horno – Isla Lennox, Caleta Cutter
23 Gennaio 2019
Coordinate alle 00h00: 55°49,342S – 067°17,690W
Appena il vento da ovest diminuisce d’intensità, alle 05h00 salpiamo. Da Caleta Martial dirigiamo verso il Paso Mar de Sur superato il quale, ci appare Isla de Hornos. E’ più grande di quanto immaginassimo. Ci sono 20 nodi di vento da nord-ovest. Decidiamo di fare il giro antiorario. Purtroppo il cielo è plumbeo e la visibilità scarsa. Sul lato ovest vediamo dei bei faraglioni, sul lato sud passiamo sotto il capo con il faro e verso la punta sud-est vediamo chiaramente il monumento dedicato ai Cap Horniers, una scultura metallica che rappresenta un grande albatros, poco distante la base dell’Armada che sull’isola svolge un’intensa attività di controllo sul traffico di navi da crociera e barche da diporto che vanno e vengono dall’Antartide. Il vento, che nel frattempo è girato a nord rinforzando, ci dissuade dal tentare lo sbarco. L’unico ancoraggio possibile, Caleta Leon, è precaria da tutti i punti di vista, il fondale è profondo, roccioso e ricoperto di kelp, ed inoltre esposto a nord. In condizioni di calma avremmo potuto sbarcare a due a due, in modo da mantenere un presidio a bordo ma, con le condizioni meteo odierne abbandoniamo l’idea. Inoltre vorremmo cercare di guadagnare miglia a nord e tornare nel canale di Beagle prima della prossima depressione, particolamente intensa, prevista per dopodomani.
Vista l’impossibilità di risalire con rotta diretta, decidiamo di costeggiare il lato sud di Isla Herschel prima e, successivamente, di Isla Wollaston, poi facciamo un bordo attraverso Paso Mantellero fino ad est di Peninsula Hardy e infine viriamo e con un unico bordo attraversiamo Bahia Nassau in direzione nord-est e raggiungiamo Isla Lennox dove, alle 21h00, dopo aver navigato 109 miglia, quasi tutte di bolina, ancoriamo a Caleta Cutter, sulla punta sud-est. Siamo stanchi morti.
CILE
Isla Lennox, Caleta Cutter – Puerto Williams
24 Gennaio 2019
Coordinate alle 00h00: 55°20,077S – 066°52,071W
Dopo esserci svegliati alle 02h00 per un colpo di vento da sud-ovest, non previsto, che ci fa avvicinare molto alle rocce del lato nord di Caleta Cutter, alle 06h00, approfittiamo della calma per partire.
E’ una bella giornata di sole.
Risaliamo verso nord lungo la costa est di Isla Lennox e poi puntiamo sul canale di Beagle passando a sud di Isla Picton. Inizialmente non c’è vento, poi verso metà mattinata, ricomincia il vento da nord, che in un attimo arriva a 30 nodi. Arranchiamo un po’ fino alla punta nord-ovest di Picton poi, con l’aiuto della trinchetta, riusciamo a precorrere le ultime miglia nel canale di Beagle a vela-motore. Alle 14h00 arriviamo a Puerto Williams e ci ormeggiamo a quella che ormai consideriamo la nostra boa dello YC Micalvi, felici di aver doppiato Capo Horn, il mito di tutti i velisti ma, ancora di più, di averlo fatto senza incidenti!
Grazie a Monica e Danilo per le numerose foto scattate che arricchiscono questo post.
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