Siamo a Galapagos, sull’isola di Santa Cruz, ancorati ad Academy Bay, arrivati ieri dopo 8 giorni di navigazione, la prima metà avanzando lentamente su un mare piatto senza aria, la seconda metà veleggiando di bolina con 15 nodi di vento da SSE.
Sono state giornate intense e ricche di eventi.
Innanzitutto la navigazione. E’ impegnativo far avanzare una barca con poco vento, la regolazione delle vele deve essere costante per approfittare di ogni refolo, sfruttare la corrente..... cercare almeno di non tornare indietro! E la bolina..... 4 giorni di bolina sono tanti, con la barca sbandata la vita a bordo è davvero scomoda! Tutto diventa difficile, muoversi, dormire, lavarsi, cucinare. Nonostante questo Anna ha fatto il miglior pane da quando siamo partiti!
Poi ci ha colpito fin da subito la ricchezza di vita presente in questo oceano. Nel golfo di Panama siamo stati accompagnati da squadroni di pellicani che volavano in formazione, da cormorani che cacciavano in fila indiana a pelo d’acqua, e in alto le fregate, sempre attente a non farsi scappare qualche buona occasione ladra.
In mare abbiamo visto mobule (piccole mante) saltare, squali curiosi venirci a guardare, balene e globicefali riposare in superficie, delfini accompagnarci per miglia, tartarughe .
Un paio di questi incontri meritano di essere raccontati.
Il terzo giorno di navigazione, al mattino, Paolo sente (e poi vede) che abbiamo qualcosa impigliato nell’elica. Non gli piace l’idea di fare il bagno in quest’acqua torbida e verdastra. Dopo colazione ci tuffiamo entrambi. Sembra incredibile, siamo in mezzo al mare ma l’acqua è così poco trasparente che da poppa si intravede a mala pena l’elica. Paolo si immerge, Anna sta di guardia in superficie. Con 3 interventi riesce a liberare l’elica dai residui di un sacco di juta. Poco dopo essere risaliti a bordo, uno squalo seta salta fuori dall’acqua vicino alla barca, come per dirci: c’ero anche io e vi tenevo d’occhio!
Più tardi vediamo in lontananza una serie di pinne ferme sul posto; ci avviciniamo, sono globicefali di Gray, circa una dozzina. Si stanno riposando in superficie, respirano con il loro soffio e qualcuno emette anche dei versi. Alcuni esemplari si avvicinano a ZoomaX, osservano la carena, si mettono sulla nostra scia, passano sotto il bulbo, si avvicinano molto all’elica come per farsi massaggiare il capoccione dalla sua turbolenza. La loro curiosità è evidente. Noi avanziamo piano piano e per una buona mezzora ci stanno intorno. Che spettacolo!
Sono state giornate intense e ricche di eventi.
Innanzitutto la navigazione. E’ impegnativo far avanzare una barca con poco vento, la regolazione delle vele deve essere costante per approfittare di ogni refolo, sfruttare la corrente..... cercare almeno di non tornare indietro! E la bolina..... 4 giorni di bolina sono tanti, con la barca sbandata la vita a bordo è davvero scomoda! Tutto diventa difficile, muoversi, dormire, lavarsi, cucinare. Nonostante questo Anna ha fatto il miglior pane da quando siamo partiti!
Poi ci ha colpito fin da subito la ricchezza di vita presente in questo oceano. Nel golfo di Panama siamo stati accompagnati da squadroni di pellicani che volavano in formazione, da cormorani che cacciavano in fila indiana a pelo d’acqua, e in alto le fregate, sempre attente a non farsi scappare qualche buona occasione ladra.
In mare abbiamo visto mobule (piccole mante) saltare, squali curiosi venirci a guardare, balene e globicefali riposare in superficie, delfini accompagnarci per miglia, tartarughe .
Un paio di questi incontri meritano di essere raccontati.
Il terzo giorno di navigazione, al mattino, Paolo sente (e poi vede) che abbiamo qualcosa impigliato nell’elica. Non gli piace l’idea di fare il bagno in quest’acqua torbida e verdastra. Dopo colazione ci tuffiamo entrambi. Sembra incredibile, siamo in mezzo al mare ma l’acqua è così poco trasparente che da poppa si intravede a mala pena l’elica. Paolo si immerge, Anna sta di guardia in superficie. Con 3 interventi riesce a liberare l’elica dai residui di un sacco di juta. Poco dopo essere risaliti a bordo, uno squalo seta salta fuori dall’acqua vicino alla barca, come per dirci: c’ero anche io e vi tenevo d’occhio!
Più tardi vediamo in lontananza una serie di pinne ferme sul posto; ci avviciniamo, sono globicefali di Gray, circa una dozzina. Si stanno riposando in superficie, respirano con il loro soffio e qualcuno emette anche dei versi. Alcuni esemplari si avvicinano a ZoomaX, osservano la carena, si mettono sulla nostra scia, passano sotto il bulbo, si avvicinano molto all’elica come per farsi massaggiare il capoccione dalla sua turbolenza. La loro curiosità è evidente. Noi avanziamo piano piano e per una buona mezzora ci stanno intorno. Che spettacolo!
Si prosegue con rotta su Malpelo. Si tratta di uno scoglio appartenente alla Colombia, noto per far parte del triangolo degli squali con Isla del Coco e Galapagos. All’arrivo veniamo investiti da un groppo. La pioggia è fittissima, il cielo si fa scuro e lo scoglio, alto quasi 300 metri, assume un aspetto a dir poco inquietante. È circondato da faraglioni, è privo di vegetazione, a picco sul mare, con acque profonde tutt’attorno, ed è casa per migliaia di sule bianche con una banda nera sugli occhi che ricorda la banda bassotti. Unica presenza umana è una postazione militare sulle rocce, in alto. Contattiamo via radio i militari e chiediamo il permesso di fermarci, che ci viene accordato (ci dicono di ormeggiarci all’unica boa da loro utilizzata per i rifornimenti), ma solo per riposarci una notte. Ci ormeggiamo poco prima delle 17h00. Siamo a ridosso dell’isola, su 50 metri di fondo, con una risacca fortissima. Da sotto non vediamo la base, solo la bandiera colombiana che sventola, e 3 militari in costume (o in mutande, non si capisce), che ci osservano dall’alto dello strapiombo.
La risacca è troppo forte, impossibile dormire, dopo solo tre ore ce ne andiamo, dopo aver avvertito i militari. Riprendiamo la rotta verso Galapagos.
Peccato non aver potuto immergersi in questo santuario degli squali!
Una curiosità: in quest’occasione abbiamo potuto constatare che la cartografia nautica può essere molto approssimativa, al punto da posizionare l’isola di Malpelo circa 2 miglia più ad est della realtà. Guardate la traccia della nostra rotta mentre circumnavighiamo l’isola
Sabato 28 Aprile, alle 6:35 del mattino attraversiamo la linea dell’equatore. Siamo nell’emisfero sud! Un altro bel traguardo.
Mentre ancora ci rammarichiamo delle mancate immersioni a Malpelo, a circa 30 miglia dall’arrivo a Galapagos, la canna si mette a urlare e la lenza a filare alla grande. Mentre Anna cerca di evitare che finisca il filo sul rocchetto, Paolo riavvolge il fiocco e ferma la barca. Il pesce si inabissa, il recupero è lento, anche per evitare di perdere l’ennesima esca. Durante la lotta lo vediamo affiorare un momento ....... è uno squalo, nooooo! Riusciamo a portarlo sotto bordo e sfiancarlo. Con l’ultimo strattone Paolo lo tira direttamente a bordo. In quel momento l’amo si sfila dal cavo d’acciaio, ma lui rimane sulla nostra poppa, fino a quando con una spinta non lo rimettiamo in acqua.
Le sensazioni, nell’ordine: eccitazione per la presa, preoccupazione per come slamarlo senza perdere l’esca, gioia nel rivederlo nuotare libero, delusione per il palato. Per quel che riguarda lo squalo, mentre era immobile sulla nostra poppa sembrava pensare: che figuraccia, speriamo non mi abbia visto nessuno!
Aggiornamento del 1 maggio.
Domani mattina all'alba ripartiamo, destinazione Fatu Hiva, Marchesi. Durante la traversata trasmetteremo regolarmente la nostra posizione sul link http://www.youposition.it/it/map/3445/andare-per-mare-per-conoscere-la-terra.aspx