Andare per mare, per conoscere la terra



lunedì 29 aprile 2013

Oceano Pacifico del nord

Siamo a Galapagos, sull’isola di Santa Cruz, ancorati ad Academy Bay, arrivati ieri  dopo 8 giorni di navigazione, la prima metà avanzando lentamente su un mare piatto senza aria, la seconda metà veleggiando di bolina con 15 nodi di vento da SSE.
Sono state giornate intense e ricche di eventi.
Innanzitutto la navigazione. E’ impegnativo far avanzare una barca con poco vento, la regolazione delle vele deve essere costante per approfittare di ogni refolo, sfruttare la corrente..... cercare almeno di non tornare indietro! E la bolina..... 4 giorni di bolina sono tanti, con la barca sbandata la vita a bordo è davvero scomoda! Tutto diventa difficile, muoversi, dormire, lavarsi, cucinare. Nonostante questo Anna ha fatto il miglior pane da quando siamo partiti!
Poi ci ha colpito fin da subito la ricchezza di vita presente in questo oceano. Nel golfo di Panama siamo stati accompagnati da squadroni di pellicani che volavano in formazione, da cormorani che cacciavano in fila indiana a pelo d’acqua, e in alto le fregate, sempre attente a non farsi scappare qualche buona occasione ladra.
In mare abbiamo visto mobule (piccole mante) saltare, squali curiosi venirci a guardare, balene e globicefali riposare in superficie, delfini accompagnarci per miglia, tartarughe .
Un paio di questi incontri meritano di essere raccontati.
Il terzo giorno di navigazione, al mattino, Paolo sente (e poi vede) che abbiamo qualcosa impigliato nell’elica. Non gli piace l’idea di fare il bagno in quest’acqua torbida e verdastra. Dopo colazione ci tuffiamo entrambi. Sembra incredibile, siamo in mezzo al mare ma l’acqua è così poco trasparente  che da poppa si intravede a mala pena l’elica. Paolo si immerge, Anna sta di guardia in superficie. Con 3 interventi riesce a liberare l’elica dai residui di un sacco di juta. Poco dopo essere risaliti a bordo, uno squalo seta salta fuori dall’acqua vicino alla barca, come per dirci: c’ero anche io e vi tenevo d’occhio!
Più tardi vediamo in lontananza una serie di pinne ferme sul posto; ci avviciniamo, sono globicefali di Gray, circa una dozzina. Si stanno riposando in superficie, respirano con il loro soffio e qualcuno emette anche dei versi. Alcuni esemplari si avvicinano a ZoomaX, osservano la carena, si mettono sulla nostra scia, passano sotto il bulbo, si avvicinano molto all’elica come per farsi massaggiare il capoccione dalla sua turbolenza. La loro curiosità è evidente. Noi avanziamo piano piano e per una buona mezzora ci stanno intorno. Che spettacolo!





Si prosegue con rotta su Malpelo. Si tratta di uno scoglio appartenente alla Colombia, noto per far parte del triangolo degli squali con Isla del Coco e Galapagos. All’arrivo veniamo investiti da un groppo. La pioggia è fittissima, il cielo si fa scuro e lo scoglio, alto quasi 300 metri, assume un aspetto a dir poco inquietante. È circondato da faraglioni, è privo di vegetazione, a picco sul mare, con acque profonde tutt’attorno, ed è casa per migliaia di sule bianche con una banda nera sugli occhi che ricorda la banda bassotti. Unica presenza umana è una postazione militare sulle rocce, in alto. Contattiamo via radio i militari e chiediamo il permesso di fermarci, che ci viene accordato (ci dicono di ormeggiarci all’unica boa da loro utilizzata per i rifornimenti), ma solo per riposarci una notte. Ci ormeggiamo poco prima delle 17h00. Siamo a ridosso dell’isola, su 50 metri di fondo, con una risacca fortissima. Da sotto non vediamo la base, solo la bandiera colombiana che sventola, e 3 militari in costume (o in mutande, non si capisce), che ci osservano dall’alto dello strapiombo.
La risacca è troppo forte, impossibile dormire, dopo solo tre ore ce ne andiamo, dopo aver avvertito i militari. Riprendiamo la rotta verso Galapagos.
Peccato non aver potuto immergersi in questo santuario degli squali!



Una curiosità: in quest’occasione abbiamo potuto constatare che la cartografia nautica può essere molto approssimativa, al punto da posizionare l’isola di Malpelo circa 2 miglia più ad est della realtà. Guardate la traccia della nostra rotta mentre circumnavighiamo l’isola


Fortunatamente il nostro sistema cartografico di riserva è più preciso

Sabato 28 Aprile, alle 6:35 del mattino attraversiamo la linea dell’equatore. Siamo nell’emisfero sud! Un altro bel traguardo.

































Mentre ancora ci rammarichiamo delle mancate immersioni a Malpelo, a circa 30 miglia dall’arrivo a Galapagos, la canna si mette a urlare e la lenza a filare alla grande. Mentre Anna cerca di evitare che finisca il filo sul rocchetto, Paolo riavvolge il fiocco e ferma la barca. Il pesce si inabissa, il recupero è lento, anche per evitare di perdere l’ennesima esca. Durante la lotta lo vediamo affiorare un momento ....... è uno squalo, nooooo! Riusciamo a portarlo sotto bordo e sfiancarlo. Con l’ultimo strattone Paolo lo tira direttamente a bordo. In quel momento l’amo si sfila dal cavo d’acciaio, ma lui rimane sulla nostra poppa, fino a quando con una spinta non lo rimettiamo in acqua. 



Le sensazioni, nell’ordine: eccitazione per la presa, preoccupazione per come slamarlo senza perdere l’esca, gioia nel rivederlo nuotare libero, delusione per il palato. Per quel che riguarda lo squalo, mentre era immobile sulla nostra poppa sembrava pensare: che figuraccia, speriamo non mi abbia visto nessuno!

Aggiornamento del 1 maggio. 
Domani mattina all'alba ripartiamo, destinazione Fatu Hiva, Marchesi. Durante la traversata trasmetteremo regolarmente la nostra posizione sul link  http://www.youposition.it/it/map/3445/andare-per-mare-per-conoscere-la-terra.aspx

sabato 20 aprile 2013

Pronti per il Pacifico


Siamo pronti per la traversata pacifica. 
Abbiamo trascorso 5 giorni a Panama City per fare cambusa e comprare ricambi vari per la barca, in vista dei prossimi 3-4 mesi in cui vedremo tanto oceano e qualche isola poco abitata. Prima di ritrovare un supermercato dovremo arrivare a Papeete (Tahiti) e navigare per 5.000 miglia!
Panama City è una città in grande fermento. Sta diventando un centro economico di riferimento per il centro-sud America. Percorrendo le strade si percepisce chiaramente la fase di sviluppo, ci sono cantieri ovunque, stanno costruendo la metropolitana. Certo in questo momento non dà il meglio di sé...... caos, traffico, sporcizia regnano sovrani. Bisognerà rivederla tra qualche anno.
Ora siamo a Las Perlas, un arcipelago a 40 miglia dalla costa, insieme a Plum, il Solaris 72 con a bordo Enrico ed il suo equipaggio. Ieri sera abbiamo cenato insieme prima di partire entrambi per una lunga traversata, noi verso la Polinesia, loro verso le isole Hawaii. Buon vento Plum!

Sulla nostra rotta ci aspettano subito le calme equatoriali, speriamo di riuscire a raggiungere l'emisfero sud prima di aver finito le scorte. Le previsioni meteo non fanno ben sperare, mostrano appunto .... calma piatta! 
Non sappiamo ancora bene se e dove faremo delle soste. Ci piacerebbe fare una tappa a Malpelo, uno scoglio (che appartiene alla Colombia) a 300 miglia da qui, per fare un paio di immersioni; Malpelo, infatti, è noto per la presenza massiccia di squali martello.
Poi passeremo non lontano da Galapagos, dove vorremmo fermarci per una sosta tecnica di un paio di giorni, solo per riposarci e comprare un po' di frutta e verdura fresche. Abbiamo già visitato queste isole nel 2006, quindi non intendiamo restare a lungo. Una legge internazionale dovrebbe consentire a tutte le barche di potersi fermare 72 ore nelle acque territoriali di qualunque paese, senza dover sbrigare le formalità doganali, che a Galapagos hanno costi molto elevati.
Da lì non vedremo più terra fino alle Marchesi, le prime isole polinesiane che si incontrano arrivando da est, dopo 3.000 miglia di navigazione. In quel tratto di oceano dovrebbe prevalere l'aliseo di sud-est, quindi speriamo di cavarcela con 15-20 giorni di navigazione.

Durante la traversata manderemo regolarmente la nostra posizione sul link http://www.youposition.it/it/map/3445/andare-per-mare-per-scoprire-la-terra.aspx .

Ciao a tutti!

domenica 14 aprile 2013

Il canale di Panama

  
Il tratto da percorrere tra l'oceano atlantico e il pacifico è lungo circa 40 miglia. Ci sono tre chiuse all'inizio, una consecutiva all'altra, tramite le quali si sale di 26 metri, e si arriva al lago Gatun. Le barche a vela vengono fatte transitare, normalmente tre alla volta, insieme ad un cargo. Nel lago si naviga a motore, per raggiungere le tre chiuse a scendere (Pedro Miguel e Miraflores). Il procedimento è uguale alla salita. Usciti dalle chiuse, si passa sotto el puente de las Americas e si entra in Pacifico!

La sicurezza del canale di Panama è impressionante. Sembra un carcere!


È l'8 Aprile, sono le 14:00 e siamo pronti!
Insieme a noi ci sono: Monica che ci ha raggiunto dall'Italia, Alexandre e Florian di Adonf, Adriano e Carlo, due nuovi amici conosciuti a San Blas... siamo una bella banda!


Partiamo dal Marina di Shelter Bay e ci trasferiamo ai Flats, zona di ancoraggio nella baia di Colon, vicino all'ingresso del canale. Alle 16:00 arriva il nostro pilota, Jorge, e ci avviamo subito verso le chiuse di Gatun insieme alle altre 2 barche a vela con cui dovremo legarci affiancati prima di entrare.




















Eccoci all'ingresso della chiusa     


 Entriamo dietro al cargo Barrington Island


Dai bordi gli addetti del canale ci lanciano i pugni di scimmia per recuperare le cime che ci manterranno al centro della chiusa ..... più o meno ......



































Le porte si chiudono



La chiusa si riempie

Ed eccoci al piano superiore!



































Il medesimo processo si ripete 3 volte, con qualche momento concitato durante il riempimento delle chiuse, a causa dei gorghi creati dalla grande massa d'acqua immessa in pochi minuti.

Verso le 19:00 usciamo dall'ultima chiusa di Gatun e raggiungiamo una grossa boa all'ingresso del lago, a cui ci ormeggiamo per la notte. Jorge, il pilota, viene recuperato da una lancia. ZoomaX galleggia per la prima volta in acqua dolce!


9 Aprile: sveglia presto! Alle 6:30 arriva Ivan, il nuovo pilota, che salendo a bordo scioglie le cime, prima ancora che il motore sia in moto! 
Navighiamo nel lago Gatun, per circa 4 ore, seguendo un percorso tracciato da boe, lungo il quale incrociamo navi, rimorchiatori, petroliere, etc. 






















Clima piuttosto rilassato a bordo... anche il pilota è partecipe...

Poi percorriamo il Gaillard Cut, un canale artificiale che collega il lago alla chiusa di Pedro Miguel e passiamo sotto il ponte del Centenario.



Anche questa volta ci leghiamo con le altre 2 barche a vela prima di entrare nelle chiuse.
A Mirafores ci aspetta un'amica di Panama, che ci regala questi scatti. Grazie Susy!










 E la vista da bordo



Percorriamo l'ultimo tratto del canale, passiamo sotto il ponte delle Americhe, davanti a noi c'è l'Oceano Pacifico e a sinistra Panama City. Che emozione!



Alle 14:00 ci ancoriamo a La Playita, dove ci fermeremo qualche giorno per fare cambusa e acquisti vari a Panama City prima della traversata verso la Polinesia.

Passare dall'oceano atlantico a quello pacifico in 24 ore è stata una grande emozione, sia per aver visto da vicino quest'opera grandiosa , sia perchè con il transito nel canale di Panama ci siamo davvero allontanati da casa. Abbiamo varcato la porta per andare dall'altra parte del mondo! 


Ciao Monica ... non c'è il due senza il tre, ti aspettiamo presto.

lunedì 8 aprile 2013

Si cambia oceano



Oggi alle 14:00 cominceremo il transito nel canale di Panama, che durerà circa 24 ore.
Mandaremo la nostra posizione nei vari punti strategici del canale, che potrete visualizzare cliccando su http://www.youposition.it/it/map/3445/andare-per-mare-per-scoprire-la-terra.aspx

Nella chiusa di Miraflores c'è anche una webcam, su cui si vede in diretta il passaggio delle barche e delle navi. Noi saremo lì domani, 9 Aprile, in serata, ora italiana. Il link è https://www.pancanal.com/eng/photo/camera-java.html?cam=Miraflores